Scheda film
Titolo originale: Montser hunt/Zhuō Yāo Jì
Regia: Raman Hui
Sceneggiatura: Alan Yuen
Fotografia: Anthony Pun
Montaggio: Cheung Ka-fai
Scenografia: Taneda Yohei
Costumi: Yee Chung-man
Cina/Hong Kong, 2015 – Fantastico – Durata: 118
Cast: Jing Boran, Bai Baihe, Jiang Wu, Elaine Jin, Tang Wei, Eric Tsang, Sandra Ng, Wallace Chung
Uscita: 12 maggio 2016
Distribuzione: Microcinema

Dopo che una guerra civile ha sconvolto il regno dei Mostri, lasciando sul campo il cadavere del vecchio Re, la Regina è costretta a cercare riparo nel mondo degli umani accompagnata dai fedeli servitori Zhugao e Fat Ying: ella porta in grembo un erede che, secondo la leggenda, sarà destinato a cambiare entrambe i mondi.

Monster Hunt ha infranto nel 2015 tutti i record d’incassi, piazzandosi di prepotenza al primo posto tra i film cinesi più visti di tutti i tempi. Nonostante buona parte del film sia stata girata di nuovo, quando l’attore protagonista, il taiwanese Kai Ko, fu coinvolto nello scandalo di Jaycee Chan e sostituito da Jing Boran, l’incasso complessivo di 380 milioni di dollari avrà certamente soddisfatto la Edko Films e il regista Raman Hui, i quali stanno già pensando a un sequel pressoché obbligatorio.

Il film s’inserisce in un filone ben definito del cinema di Hong Kong, che da Painted Skin arriva fino a The Monkey King di Soi Cheang e al recentissimo Zhongkui: Snow Girl and the Dark Cristal (2015) di  Peter Pau e Zhao Tianyu, costringendo però il fantastico, in genere saldamente ancorato alla novellistica e al folklore cinese, a sterzare nella direzione dell’action-comedy per famiglie. Il regista Raman Hui, animatore hongkonghese che vive e lavora negli Stati Uniti, non ha certo la verve anarchica di uno Stephen Chow, il cui Journey to the West: Conquering the Demons (2013) rimane tra i capisaldi del genere, e si limita a confezionare un prodotto gradevole con un’ottima interazione tra attori e animazioni in CGI.

Song Tianyin, figlio imbranato di un leggendario cacciatore di mostri, non nutre particolari ambizioni e vorrebbe solo dedicarsi alla cucina. Purtroppo per lui, un giorno capita nel villaggio di Yongning proprio la regina dei mostri la quale, avvertendo prossima la morte, fa ingerire il suo uovo a Tianyin, cui spetta l’onere di “portare a termine la gravidanza”. Sulle tracce dell’infante miracoloso, però, ci sono anche i cacciatori di mostri Huo Xiaolan e Luo Gang, nonchè gli agenti del Monster Hunt Bureau, comandati da Ge Qianhu.

Tianyin è il consueto protagonista nullafacente di molte commedie cinesi, preso in giro dai suoi compaesani e tiranneggiato da una nonna alquanto senile, che gli rammenta continuamente i passati fasti della famiglia Song. Riluttante a indossare i panni dell’eroe, Tianyin viene soccorso più volte dall’indomita Xiaolan, interpretata dall’astro nascente Bai Baihe, la quale porta sulle proprie spalle il peso del film. E’ proprio grazie all’interpretazione di Bai e alla sua cacciatrice di mostri di “secondo livello”, nonchè agli effetti digitali della Base FX, supervisionati dalla Industrial Light & Magic, che Monster Hunt funziona come film di puro intrattenimento. Attrice e CGI sopperiscono efficacemente alle carenze dello script, dato che la sceneggiatura di Alan Yuen, collaboratore di Benny Chan e regista del Firestorm con Andy Lau, ha una cadenza fin troppo episodica per tenere desta l’attenzione, e si risolleva solo nell’ultima parte.

Raman Hui, che codiresse il terzo Shrek, gestisce molto fluidamente l’incontro/scontro tra attori e animazioni, senza lasciare che queste ultime prendano il sopravvento. Il character design delle creature non aspira a clonare modelli americani ma rimane marcatamente asiatico, ispirandosi agli esseri immaginari descritti nel classico “Il libro dei monti e dei mari”. I mostri ispirano più che altro tenerezza, in primis il piccolo Huba, così come la comparsata di Eric Tsang e Sandra Ng nella parte dei fiancheggiatori della regina. E se il protagonista Jing Boran o il fulmineo cameo di Tang Wei, abbastanza sprecata, non destano particolare entusiasmo, è invece molto gustosa l’apparizione di Yao Chen nel ruolo di un cuoco “stellato” ante litteram. Particolarmente ispirata e divertente la parte ambientata all’Heaven Restaurant dove, tra un sashimi di mostro e l’altro, si ironizza sull’abitudine tutta cinese di mangiare qualsiasi cosa strisci, voli o cammini. La scenografia di Taneda Yohei e i costumi di Yee Chung-man prediligono rassicuranti colori pastello, degna cornice per un film, come si diceva una volta, per grandi e piccini.

Note: il film è stato presentato alla Festa del Film di Roma 2015.

Voto: 6

Nicola Picchi