MOONLIGHT

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Scheda film
Regia e Sceneggiatura: Barry Jenkins
Soggetto: Tarell Alvin McCraney
Fotografia: James Laxton
Montaggio: Joi McMillon e Nat Sanders
Scenografia: Hannah Beachler
Costumi: Caroline Eselin
Musiche: Nicholas Britell

USA, 2016 – Drammatico – Durata: 111′
Cast: Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali, Naomie Harris, Andre Holland, Janelle Monáe.
Uscita: 16 Febbraio 2017
Distribuzione: Lucky Red

E la luna bussò alle porte del……l’Oscar!

La notte del 26 Febbraio 2017 rimarrà nella storia del cinema. Con un imperdonabile errore di buste viene assegnato l’Oscar come Miglior Film dell’anno a La La Land. Di lì a pochi minuti il destino di Moonlight, piccolo film rispetto alle mega produzioni hollywoodiane, cambia per sempre e diventa d’orato e blu. Vi domanderete perché questi colori? Non per tristezza o sconforto, ma perché la luna abbraccia l’Oscar. Ne scaturisce una luce anomala e poetica, che decolora la pelle nera dei protagonisti, cromandola di blu, senza più nessuna ombra discriminatoria, per una volta vincitori nell’America scorretta di Trump e non solo del nuovo presidente. Il Blu, colore profondo, come il film di Barry Jenkins, che usa il sentimento come chiave di lettura della sua pluripremiata opera, che si porta a casa il premio più ambito dell’anno. Concedeteci una parola di riguardo per il meraviglioso musical contemporaneo di Damien Chazelle, che per pochi attimi ha avuto in mano l’ambito Oscar: La La Land, meritevole anch’esso della più prestigiosa statuetta.

Moonlight ci porta nel sud della Florida e precisamente nelle strade di un quartiere non troppo per bene di Miami. Qui vive Chiron (Alex R. Hibbert), bambino di colore che deve vedersela fin da piccolo con i problemi della società che lo circonda, perché la comunità nera è sempre colpevole qualsiasi cosa succeda. Chiron è vittima del bullismo. Mentre dei compagni di scuola cercano di picchiarlo, incontra e viene protetto da Juan (Mahershala Ali – House of cards), spacciatore della zona. Nei giorni a venire il rapporto tra i due diventa più intimo, quasi paterno. Insieme alla fidanzata Teresa (Janelle Monáe – Il Diritto di Contare), Juan si prenderà cura del ragazzino, visto che la madre Paula (Naomie Harris – Skyfall) ha in mente solo a farsi di droga. Con l’avanzare dell’età, Chiron (Ashton Sanders) scoprirà la sua vera tendenza sessuale, che lo porterà a provare amore per il suo compagno di scuola Kevin (Andre Holland – Selma-La strada per la libertà). Dall’adolescenza si passerà all’età adulta, momento in cui Chiron si farà chiamare Black (Trevante Rhodes). La formazione disagiata e la difficoltà ad esprimere quello che sente si vede sul volto dell’ormai adulto spacciatore Black, ma il destino ha in serbo qualcosa di travolgente per lui, in un anonimo ristorante di Miami.

Moonlight è il film che ha aperto la Festa del Cinema di Roma 2016. Tra l’autunno e l’inverno si è portato a casa tanti premi prestigiosi. Oltre all’Oscar sopraccitato, in quella magica notte si è aggiudicato anche la miglior sceneggiatura non originale (basata sull’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney”) e il miglior attore non protagonista, un Mahershala Ali temprato e premuroso.

Il film è diviso in tre capitoli ben distinti: infanzia, adolescenza ed età adulta. Tre atti che avrebbero potuto spezzare la narrazione, ma questo non avviene, anzi, la compattano ancora di più. Diventa una spazio uniforme, nel quale si sviluppa una sceneggiatura delicata ed allo stesso tempo pregna di situazioni forti: portate sullo schermo da una regia forse un po’ troppo concentrata su se stessa. Barry Jenkins ha il merito di vedere con un altro occhio, ma rimane concentrato a lungo sulla sua visione. Non cerca la retorica, ma in questo modo si estranea troppo dal contesto. Ha in mano un coltello affilato che si sporca di sangue da un lato, ma dall’altro è lucente da far addirittura riflettere nitidamente la propria immagine. Così non affonda la lama fino in fondo e non disossa il nervo profondo e cruciale. Solitudine, discriminazione, inadeguatezza ed anche l’accettazione che qui fa rima con integrazione, vengono sviscerate, ma in uno spazio che sembra fermo e fermo rimarrà.

Vista così sembrerebbe che Moonlight sia un opera incompiuta, ed in parte lo è, ma nella camera da presa del regista la pellicola è impressa da luci diverse, come accennato nella premessa. Bagliori dai colori nobili, che regalano al film figure che assumono profili al contrario, ma non per forza irreali. Lo spacciatore Juan diventa un padre, la madre Paula discende a figura pessima e negativa e Kevin da compagno di scuola irruento diventa la cosa più dolce che ci sia. Oltre lo stereotipo e senza ritorno. La sagacia nel dirigere questi personaggi alza l’asticella e la cifra stilistica ne giova.

Moonlight ci ha dimostrato come la macchina da presa possa entrare nel protagonista facendoci vedere la sua anima; magiche dinamiche meccaniche che si elevano a poesia, azzerando ogni possibile fardello da Chiron. Tutto questo dura giusto un film o il breve tempo che la luna ha per mostrarsi in una notte cupa e tenebrosa.
Poi subentra il corpo, che parla una lingua tutta sua. Black è robusto e forte rispetto al Chiron mingherlino della gioventù. Il corpo è l’unico mezzo per sopravvivere, si adegua per non sopperire, essendo già in deficit perché di colore nero. Ha una mente indipendente, che sa come non farsi più picchiare dal mondo.

Voto: 7

David Siena

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