NON È UN PAESE PER GIOVANI

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Scheda film
Regia: Giovanni Veronesi
Soggetto: ispirato all’omonima trasmissione radiofonica in onda su Radio 2 Rai
Sceneggiatura: Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara e Giovanni Veronesi
Fotografia: Tani Canevari
Montaggio: Patrizio Marone
Scenografie: Andrea Castorina e Juan Carlos Sanchez Lezcano
Costumi: Valentina Monticelli
Musiche: Giuliano Sangiorgi
Suono: Antonio Barba
Italia, 2017 – Commedia – Durata: 105′
Cast: Sara Serraiocco, Marco Pancrazi, Sergio Rubini, Filippo Scicchitano, Nino Frassica, Giovanni Anzaldo, Alessio D’Amico
Uscita: 23 marzo 2017
Distribuzione: 01 Distribution

Due uomini e una stramba

Quanti film sono stati tratti da trasmissioni radiofoniche? Non parliamo di pellicole sulla radio, poiché in quel caso l’elenco sarebbe sterminato e navrebbe senso cimentarci ad citarne qualcuno. Intendiamo le vere e proprie, poche trasposizioni di programmi andati in onda nell’etere: a parte il recente On air: Storia di un successo di David Simon Mazzoli sullo Zoo di 105, andando a ripescare nel passato vengono alla mente Botta e risposta di Mario Soldati sul celeberrimo programma condotto da Silvio Gigli, Scanzonatissimo di Dino Verde e le numerose opere dedicate a personaggi radiofonici come il compagnuccio della parrocchietta di Alberto Sordi (Mamma mia che impressione! firmato da Roberto Savarese), il Max Vinella di Giorgio Bracardi (Vinella e Don Pezzotta di Mino Guerrini) e i tanti, troppi film sul Colonnello Buttiglione, parodistico ufficiale dell’esercito italiano nato all’interno dell’arboriano “Alto gradimento”.

L’ultimo (solo in ordine di tempo) film di Giovanni Veronesi partiva appunto da un potenziale altissimo: trasformare in immagini l’omonima trasmissione radiofonica condotta dal regista toscano insieme a Massimo Cervelli dal giugno 2014 sulle frequenze di Radio 2 Rai e che, almeno all’inizio, prendeva spunto dalle esperienze e dai racconti dei nostri giovani in fuga all’estero.

Quei racconti però sono rimasti solo nei video che introducono e chiudono la pellicola e in sporadici interventi nel corso del racconto: Veronesi ha invece preferito rifugiarsi nel solito racconto di italiani all’estero, con sfumature ed echi dai classici della commedia all’italiana (viene in mente Il gaucho di Dino Risi), tra truffe annunciate e desideri poco chiari e frustrati.

La storia, in soldoni, è quella dei camerieri Sandro (Filippo Scicchitano) e Luciano, detto “Pavarotti”, (Giovanni Anzaldo) che decidono, su idea del secondo, di andare ad investire 40.000 euro in un progetto a Cuba, quello di un locale dotato di uno dei pochi hotspot wi-fi. Lì conoscono la sognatrice Nora (Sara Serraiocco), con la quale nascerà una bella amicizia. Ma presto, mentre Sandro cercherà di salvare il salvabile, pur senza rinunciare alla sua passione di scrittore, un’indeterminatezza di fondo si impossesserà totalmente di Luciano, portandolo a disinteressarsi al loro scopo iniziale e a dedicarsi sempre più a loschi e rischiosi combattimenti clandestini…

I tre eroi di Non è un paese per giovani – ci si perdoni – sono tre autentiche teste di cazzo e, privi di qualsiasi tipo di emapatia da parte dello spettatore, fanno venir voglia di dar ragione al Ministro del Lavoro Poletti quando se ne uscì infelicemente a proposito dei cervelli in fuga all’estero, affermando che alcuni di loro avrebbero fatto un favore al paese andandosene: Luciano è uno che non sa che vuole fare nella vita, Sandro pure e lo segue, aiutato in questo da un padre (Sergio Rubini) fin troppo accomodante e Nora è una che ha seguito ahilei l’amore, ma è stata davvero perseguitata dalla sfortuna.

Insomma, non avremmo chiesto al regista di rifare in salsa nostrana L’Appartamento spagnolo, mettendo insieme una serie di personaggi alle prese con un contesto diverso da quello abitualmente loro, ma sicuramente di portare sullo schermo qualcosa di più del solito film, inconcludente e soprattutto fin troppo ruffiano e ricattatorio, quasi un sequel fuori tempo massimo di Che ne sarà di noi, sempre dello stesso Veronesi.

È molto comodo e facile arginare i veri italiani all’estero in quei filmatini di contorno per poi buttarsi sul sicuro, ma anche sullo scontato e sul noioso, omaggiando anche il proprio fratello, celeberrimo scrittore, coll’omonimo personaggio di Sandro. Pur partendo non troppo male, il film si arena completamente molto prima della metà quando Luciano si lascia andare, senza troppe motivazioni e/o giustificazioni in sceneggiatura, ai combattimenti clandestini. Per non parlare poi del terzetto di attori,  altrove eccellenti – si pensi all’Anzaldo de Il capitale umano, alla Serraiocco di Salvo e allo Scicchitano di Scialla! – ma qui sguaiati e diretti malissimo.

Di buono emerge solo un discorso neanche troppo nuovo sulla famiglia (i tuoi genitori comunque sono quelli che ti accolgono e crescono, ovunque tu sia), probabilmente estratto dalle varie storie raccolte in trasmissione, ma che si perde in un racconto alla fine troppo esile e diluito.

Voto: 5

Paolo Dallimonti

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