Una vera chicca sul finire del festival di Venezia un vero capolavoro di animazione per amanti del genere ma non solo! Un nuovo film di Mamoru Hosoda è un evento epocale. Negli ultimi vent’anni, Hosoda è diventato una rarità come regista di anime: un nome noto che ha collezionato numerosi successi con film originali non basati su manga esistenti, come “The Boy and the Beast” (2015) e “Belle” (2021). Ha anche diretto l’unico film anime al di fuori dell’opera dello Studio Ghibli ad aver ottenuto una nomination all’Oscar, “Mirai” del 2018.
Hosoda è anche straordinariamente costante. Dal 2006 ha sfornato film con la stessa regolarità, con uscite a fine luglio ogni tre anni.
Qui veniamo introdotti alle vicende reali del Regno di Danimarca, intorno al XVI secolo. C’è qualcosa di marcio lì, ovvero che il fratello del re ha cospirato e organizzato la morte del monarca. A questo punto, dovrebbe essere ovvio ciò che Hosoda ha fatto: prendere l’Amleto di William Shakespeare, un’opera in cui la morte arriva a ogni passo e la definisce ancor prima dell’inizio della trama vera e propria, e farne la spina dorsale di un’allegoria sull’apparente incapacità dell’umanità di sfuggire alla violenza.
La storia Shakespeariana, a sua volta basata su una leggenda più antica, non viene tradotta direttamente qui, perché Hosoda è anche abbastanza saggio da sapere che un’interpretazione così letterale potrebbe risultare distraente. L’idea del film riguarda la natura ciclica della violenza e la spinta alla vendetta del personaggio principale. Per rendere ancora più evidente la separazione dall’ispirazione teatrale della storia, l’eroe del film d’animazione non è un principe di nome Amleto o Amleth, bensì una principessa di nome Scarlet, i cui capelli sono rosso vivo .
L’azione del film è profondamente filosofica, perché qui ci sono due personaggi che rappresentano visioni diverse della natura umana e della capacità o meno dell’umanità di superare la sua lunga storia di guerre. Sebbene alcune delle discussioni e dei dibattiti tra Scarlet e Hijiri su questi argomenti diventino un po’ ripetitivi e non approfondiscano troppo l’argomento, è comunque avvincente vedere la sceneggiatura di Hosoda utilizzare il più famoso dramma di vendetta, Amleto, in un modo così originale. Ancora più importante, la progettazione e l’animazione del film sono sorprendenti, poiché Hosoda e il suo team danno vita a folle immense che circondano un altro castello con Claudio al comando, un grande drago che fluttua silenziosamente tra le nuvole su chiunque sfidi le sue misteriose credenze e, in generale, un aldilà inquietante e infestato che sembra un’estensione vuota della prospettiva del film sulla vacuità della violenza.
Un vero affresco filosofico delicato, equilibrato e che si spera possa avere un giusto riconoscimento nei vari premi anche di settore.
Voto 7,5
VC



