Racconti che ritornano dal passato, tra la pagine della letteratura o dalle pieghe dimenticate della Storia, fino ai ricordi, alle memorie più fresche, di un mondo vicino e vivace, come quelle dell’Est Europa, che svelano volti e voci del presente e del prossimo futuro del nuovo continente in divenire: sono questi i protagonisti della 37a edizione del Trieste Film Festival, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale. Diretto da Nicoletta Romeo, la rassegna si svolgerà a Trieste dal 16 al 24 gennaio con oltre 120 eventi tra film, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti, dai grandi maestri agli esordienti, registi e attori, e con le loro storie, capaci di creare ponti tra Est e Ovest.
A szék/La sedia (Ferenc Cakò). È quel periodo dell’anno in cui i mobili indesiderati di un condominio di Budapest vengono gettati via. Tra gli arredi antichi scartati, una sedia parte per un viaggio on the road, lasciandosi alle spalle il polveroso paesaggio urbano, attraversando la giungla di cemento dei palazzi di nuova costruzione e le aree industriali abbandonate, per tornare infine alla natura… Cortometraggio estremamente poetico, che mescola animazione a passo uno (la sedia) e live-action in un “cammino di consapevolezza” letteralmente su quattro zampe sino a reimmergersi là dove tutto aveva avuto origine. Lirico. TSFF dei piccoli. Voto: 9
Babfilm/Scenes with beans (Ottó Foky). Un’astronave aliena giunge i prossimità di un pianeta abitato da… fagioli e osserva la loro vita quotidiana, tra cui incidenti stradali, attività agricole, una partita di calcio e… il lancio di un pericoloso missile. Brillantissima satira dall’Ungheria del 1976, ottimamente restaurato dal NFI ungherese, che vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival internazionale del Film di Fantascienza a Trieste all’epoca. Realizzato a passo-uno con geniale povertà di mezzi, ad ogni fotogramma il cortometraggio è una trovata. Per ricordarci che siamo tutti fagioli in questo grosso universo! Fagiolistico. TSFF dei piccoli. Voto: 8
Das Verschwinden des Josef Mengele/The disappearence of Josef Mengele/La scomparsa di Josef Mengele (Kirill Serebrennikov). Esistono due momenti della vita di Josef Mengele: uno, il presente e il passato prossimo, in un biancoenero contrastato, a partire dalla fine della guerra, riempito dalla sua lunghissima latitanza in Sudamerica; l’altro, a colori, con una luce sovraesposta, idilliaca, e per la maggior parte ripreso da una cinepresa a passo ridotto, dedicato al suo trascorso da ufficiale (e criminale) nazista ad Auschwitz, in cui vengono mostrate solo alcune delle agghiaccianti aberrazioni che lì venivano compiute. Tra continui flashback tra gli ultimi anni di vita del cosiddetto “angelo della morte” e i primi anni delle sue fughe e il periodo in cui era in attività, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale – orientativamente tra il 1979 e il 1943 – il film di Serebrennikov è puro cinema che tenta di restituire l’essenza della malvagità, senza sconti, ma anche senza giudizio. Le paure, le ire, gli sbrachi di Mengele, il suo confronto con una umanità che ancora lo teme, seppure lo sfrutti – come la coppia di ungheresi che lo ospitano in Brasile, prima inconsapevoli, poi consci e remunerati – il rapporto conflittuale col figlio Rolf, vero motore narrativo, che rappresenta la coscienza del Mondo e che tenta di risvegliarne una in lui animano una pellicola lucida e sconvolgente. La banalità del male – la mente va a La zona d’interesse di Jonathan Glazer – viene mostrata in tutta la sua dolorosa realtà, come se tutto fosse normale. Visionario, come nella sequenza finale, che allude anche ad un possibile coinvolgimento del Mossad nella sua morte, il film ci conduce agli inferi insieme al suo protagonista, facendo sentire colpevoli anche noi, a nome dell’intero genere umano. Civile. Eventi speciali/Anteprima italiana. Voto: 8
Moto perpetuo (Béla Vajda). Un uomo comune tenta più volte, senza successo, di entrare nell’ascensore, costantemente iper-affollato, di un ufficio e può solo osservare passivamente dall’esterno gli eventi confusi che hanno luogo all’interno… Folle ed esilarante hellzapoppin’, scandita, come suggerisce il titolo, dal “Moto perpetuo” di Paganini, che ricorda i deliri animati del nostro Guido Manuli. Ma, nell’assurda sarabanda, affiorano riferimenti a numerosi avvenimenti storici e sociali, come il fotogramma più memorabile del film: l’immagine di John Lennon nel mirino, inserito all’ultimo minuto, mentre il film veniva ultimato in laboratorio, riflettendo la notizia in diretta del suo omicidio. Follemente profetico. TSFF dei piccoli. Voto: 8
Zemljo krast/Stealing land/Rubare la terra (Žiga Virc). Due coppie si incontrano per discutere di un incidente avvenuto a scuola: i loro figli stavano giocando a “Rubare la terra”, un gioco in cui i bambini tracciano territori sulla sabbia e conquistano le terre degli altri finché qualcuno vince. Un innocente passatempo infantile che si complica quando uno dei ragazzi dichiara di essere… la Palestina. All’improvviso, un innocente gioco da ragazzi diventa uno specchio del mondo, e i genitori vengono trascinati in un vortice di accese discussioni. Il vino a tavola si rovescia, le tensioni aumentano, si fanno e si disfano nuove alleanze. Il salotto si trasforma in tribunale, in campo di battaglia e in confessionale, tutto in una volta. Le convinzioni di ciascuno vengono messe a dura prova, e il gioco dei più piccoli riesce a scatenare le più grandi questioni del nostro tempo… Fino ad un inatteso bellissimo, quasi metafisico finale. Commedia slovena molto brillante e molto parlata, nonché teatrale, ispirata ai relativamente recenti Carnage e The party, girata in soli due giorni che si trasforma, secondo le parole del regista, in “una critica all’Occidente, perennemente impigliato nelle proprie trame, che arranca su ogni parola e si perde in piccoli giochi di potere, mentre questioni gravi come il genocidio finiscono per ridursi all’ennesimo scontro verbale tra ideologie”. Asciutto, compatto, essenziale. Fuori dagli sche(r)mi. Voto: 8
Auguszta szépítkezik/Augusta makes herself beautiful/Augusta si fa bella (Csaba Varga). Augusta, la Marilyn Monroe dell’animazione con la pasta modellabile, non è affatto esigente riguardo agli strumenti che usa per la sua insolita routine di bellezza: qualsiasi cosa le capiti sottomano in dispensa o in fondo a un cassetto va bene… Curioso personaggio protagonista di diversi piccoli film del regista, una specie di leone o cane (?), Augusta in questo delirante cortometraggio si sottopone volontariamente ad ogni sorta di tortura per cercare di risultare esteticamente più gradevole. Sottile e quasi ingenua allusione critica quasi ante-litteram, sul principio degli anni ottanta, al proliferare della medicina estetica. Taumaturgico! TSFF dei piccoli. Voto: 7 e ½
Golyós mese/La favola della palla (Líviusz Gyulai). Una palla di cannone in libertà in giro per il mondo, anzi a spasso per l’intero universo… Con un sottofondo antimilitarisa, la fervida animazione di Gyulai, in un layout che ricorda l’argentino Mordillo, si dipana in questo piccolo, curioso e divertente film, girato sul finire degli anni novanta. Sferico. TSFF dei piccoli. Voto: 7 e ½
Jonas/Jonah (Líviusz Gyulai). La riscrittura satirica e in forma di parabola della storia biblica del profeta Giona e della balena, un piccolo divertissement dalla fine degli anni novanta, che venne selezionato in concorso al Festival di Cannes. Anticonformista e spregiudicato, il cortometraggio in pochi minuti incuriosisce, diverte e rivede la Bibbia a modo suo. Spavaldo. TSFF dei piccoli. Voto: 7 e ½
Peti az Északi sarkon/Peter al Polo Nord (Gyula Macskássy, György Várnai, Jenő Koltai). Per sfuggire ad un sole in vena di scherzi, Peter e il suo bassotto si rinchiudono nel frigorifero. Ma la loro fantasia galoppa e li porta fino al Polo Nord, in un immaginifico e delizioso viaggio che omaggia anche Méliès… Fantasioso! TSFF dei piccoli. Voto: 7 e ½
Peti és a barométer/Peter e il barometro (Gyula Macskássy e György Várnai). Lo zio Leo, il famoso inventore, è in grado di controllare il tempo atmosferico grazie alla sua fantastica invenzione, il barometro magico. Un giorno decide che il tempo dev’essere bello ed estivo, poi continua a occuparsi delle sue faccende. Ma Peter, il suo curioso nipote, e il suo fedele bassotto prendono il controllo del dispositivo, il che ben presto si traduce in grossi problemi… Divertente piccolo film, che cita anche i fratelli Lumière, restaurato dal NFI ungherese e sempre dedicato a Peti/Peter che lo vede alle prese con un bizzarro ritrovato con cui ne combinano di tutti i colori, in una esilarante sequela di fantasiose situazioni da slapstick comedy. Metereopatico. TSFF dei piccoli. Voto: 7 e ½
Brat/Brother/Fratello (Maciej Sobieszczański). Dawid ha 14 anni e pratica lo judo. Quando suo padre finisce in prigione, inizia a combattere per la sopravvivenza della sua famiglia, tra relazioni complesse e la nascita, forse, di un nuovo nucleo familiare. Ma la sua preoccupazione più grande è il fratello minore, ingenuamente ancora legato alla figura paterna… Dalla Polonia arriva questo potente dramma famigliare, interpretato da attori bravissimi, diretti in maniera eccelsa dal regista, qui al suo terzo lungometraggio, che così riassume: “Volevamo raccontare la storia di una vita vissuta nella paura, in una condizione insopportabile per i bambini. Volevamo mostrare il dramma che si consuma in silenzio tra la disperazione dei genitori, senza l’aiuto di nessuno. Eppure, nonostante tutto, volevamo che questo film fosse anche portatore di speranza.” Potente. Concorso lungometraggi. Voto: 7
Peti az állatkertben/Cani non ammessi (József Nepp). Breve cortometraggio ungherese, episodio di una serie che vede protagonisti il bambino Peter, la bambina Katalin e il loro bassotto, che stavolta li vede alle prese con una turbolenta gita allo zoo. Buffo e ben realizzato, senza dialoghi, il piccolo film nella sua universalità sembra realizzato oggi, anche grazie al restauro del NFI ungherese. Contemporaneo. TSFF dei piccoli. Voto: 7
Peti és a camping/Peter al campeggio (Gyula Macskássy e György Várnai). Lo zio Leo invita Peter, Katalin e il loro bassotti al suo campeggio ultramoderno, dotato di invenzioni che, tramite bottoni, rendono più semplice la vita all’aria aperta. I bambini, però, preferiscono godersi la natura in modo più tradizionale. Vogliono montare una tenda, mangiare gli spuntini portati da casa e accendere un fuoco la sera. Ma le disavventure sono in agguato… Altro restauro del NFI ungherese, pieno di invenzioni e di comicità infantile, che assolve egregiamente il suo compito: divertire i più piccoli… e non solo! Spericolato. TSFF dei piccoli. Voto 7
Peti és a madarak/Peter e gli uccelli (Gyula Macskáss e György Várnai). Peter e il suo cane visitano una mostra di uccelli, dove vedono animali variopinti e decidono di prendere qualche esemplare per decorare la casa. Partono quindi per una “caccia agli uccelli” a bordo di un elicottero… Altre divertenti avventure snocciolate in una serie di episodietti splapstick. Altro restauro del NFI ungherese. Trascinante. TSFF dei piccoli. Voto: 7
Peti labdája/La palla di Peter (József Nepp). Anche fuori dallo zoo il bassotto di Peti/Peter non smette di combinare guai e, giocando con la sua palla, non riesce a lasciare in pace gli altri animali. Le sue buffe peripezie ci intrattengono con un cinema per famiglie senza tempo con la sua ingenua comicità slapstick. Altro restauro del NFI ungherese. Senza tempo. TSFF dei piccoli. Voto: 7
Szindbád, bon voyage! (Líviusz Gyulai). Un anziano senzatetto dai vestiti laceri parte su un tappeto “magico” abbandonato, volando attraverso il tempo e lo spazio per vivere avventure meravigliose. Al risveglio non riesce proprio a capire: è stato solo un sogno o la realtà?… Buffo viaggio quasi psichedelico ispirato ai viaggi di Sinbad, ma con un pizzico di fantasia in più… Poliedrico. TSFF dei bambini. Voto: 7
Delfinia az én világom/Delfinia, il mio mondo (Líviusz Gyulai e Elek Lisziák). La frenetica scena cittadina è vista attraverso gli occhi di una giovane ragazza che passeggia verso casa dopo la scuola. Gli incredibili abitanti di Delfinia, il magico impero della sua immaginazione, popolano il tetro ambiente urbano… Breve film ungherese che ricorda l’art-work surrealista e in stile “pop-art” di Heinz Edelmann e che conduce, ancora una volta, la fantasia al potere. Anarcoide. TSFF dei piccoli. Voto: 6 e ½
Mama (Or Sinai). Mila ha vissuto per lavoro quindici anni lontana da marito e figlia, al fine di poterli mantenere. Quando un incidente la mette fuori uso per qualche giorno, si ritrova inaspettatamente a tornare dalla sua famiglia nella parte rurale della Polonia: scoprirà che sono tutti andati avanti senza di lei, lei stessa compresa… Film, co-prodotto tra Polonia, Italia e Israele, abbastanza “greve” che vuole raccontare il dramma di chi lascia casa per aiutare i suoi famigliari, perdendo però i contatti profondi con la propria gente. Lirismo assente per una pellicola che molto crudamente e anche crudelmente cerca di trasmettere il proprio messaggio. Prosaico. Concorso lungometraggi. Voto: 6 e ½
Sorella di clausura (Ivana Mladenović). Stela si innamora di un anziano musicista visto in TV, per il quale sviluppa una vera e propria ossessione. Cerca di incontrarlo con l’aiuto di Vera, una starlet che promette di salvarla dalla povertà portandola a Bucarest nel suo business di articoli erotici… Presentato a Locarno 2025 e vincitore del premio per la Miglior Regia al Festival di Sarajevo lo stesso anno, il film, coproduzione serbo/romena, si ispira a fatti reali ed è permeato di una costante ironia, anche se la sua evidente realizzazione a basso costo ne limita notevolmente la riuscita. Il tono grottesco, costantemente tenuto, regala anche qualche momento divertente, ma, nonostante la bravura dispiegata dagli autori, la pellicola non riesce a spiccare il volo. Satirico. Concorso lungometraggi. Voto: 6 e ½
Vetre, pričaj sa mnom/Wind, talk to me/Vento, parla con me (Stefan Djordjević). Stefan si riunisce con la famiglia per festeggiare l’ottantesimo compleanno della nonna. Desidera anche completare il film su sua madre, recentemente scomparsa. Dopo aver investito un cane con la sua auto, tormentato dal senso di colpa, decide di portare l’animale con sé. Sarà l’inizio di un lungo viaggio introspettivo… Ispirato dalle esperienze di vita reale del regista e interpretato dai veri membri della sua famiglia, qui impegnati nella doppia missione di portare a termine il film e di completare la loro casa sul lago, Vetre, pričaj sa mnom è un’esplorazione cinematografica del rapporto indissolubile e senza tempo fra madre e figlio. Una pellicola però troppo personale, che, nonostante mescoli mirabilmente le parti cosiddette “di finzione” e i momenti documentaristici, non riesce ad arrivare al pubblico come vorrebbe, ammesso che lo voglia realmente. Un ritratto privato, che cerca di aprirsi all’esterno, ma senza riuscirci davvero. Intimista. Fuori dagli sche(r)mi. Voto: 6 e ½
Il Premio Trieste (euro 5.000) assegnato dalla giuria composta da Rebecca De Pas, Reta Guetg e Mariëtte Rissenbeek è stato assegnato a “FANTASY” (Slovenia, Macedonia del Nord, 2025) della slovena Kukla.
La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale per la miglior regia a Vytautas Katkus a “THE VISITOR” (Lituania, Norvegia, Svezia, 2025)..
Il Premio Alpe Adria Cinema al Miglior Documentario in concorso offerto dall’Opificio Neirami (euro 2.500), assegnato dalla giuria composta da Davide Abbatescianni, Vanja Jambrović e Marko Stojiljković, va a “WELDED TOGETHER” di Anastasija Mirošničenko (Francia, Belgio, 2025).
La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a “ACTIVE VOCABULARY” di Yulia Lokshina (Germania, 2025).
Il Premio TSFF Corti (euro 2.000) offerto dalla Fondazione Osiride Brovedani e assegnato dalla giuria composta da Silvia Carobbio, Oana Ghera ed Eléna Laquatra va a “THE SPECTACLE” di Bálint Kenyeres (Ungheria, Francia, 2025).
La giuria ha assegnato la menzione speciale a “THE ROAD HOME” di Marian Fărcuț (Romania, 2025).
Tra i film presentati in concorso, il pubblico del Trieste Film Festival ha decretato vincitori dei Premi del Pubblico:
Miglior Lungometraggio:”BRAT” di Maciej Sobieszczański (Polonia, 2025)
Miglior Documentario:”MILITANTROPOS” di Yelizaveta Smith, Alina Gorlova, Simon Mozgovyi (Tabor Collective / Collettivo Tabor) – (Ucraina, Austria, Francia, 2025)
Miglior Cortometraggio: “FOUND&LOST” di Reza Rasouli (Austria, 2025)
Qui di seguito, gli altri premi del 37. Trieste Film Festival:
Il Premio CEI (Central European Initiative), assegnato al film che meglio interpreta la realtà contemporanea e il dialogo tra le culture (euro 3.000) va a “ELECTING MS SANTA” di Raisa Răzmeriță (Moldavia, 2025).
Il Premio Corso Salani 2026 (euro 2.000) assegnato dalla giuria composta da Maurizio Di Rienzo, Renata Santoro e Giuditta Tarantelli al miglior film della sezione è stato assegnato a “NELLA COLONIA PENALE” di Gaetano Crivaro, Alberto Diana, Silvia Perra, Ferruccio Goia (Italia, 2025).
Il Premio Eastern Star 2026 riconosce una personalità del mondo del cinema che con il suo lavoro ha contribuito, proprio come il Trieste Film Festival, a gettare un ponte tra l’Europa dell’est e dell’ovest. Questa edizione premia la cineasta ungherese Ildikó Enyedi, ospite del festival, una delle voci più originali del cinema contemporaneo ungherese, e fin dal suo esordio ha indagato il posto delle donne nel mondo, coniugando scienza, storia, arte e femminismo, per portarci in un viaggio all’alba del modernismo”, ha dichiarato Nicoletta Romeo, direttrice artistica del festival.
Il Premio Cinema Warrior 2026 è stato assegnato a U Cinemittu, il cinema più piccolo d’Italia: il premio riconosce l’ostinazione, il sacrificio e la follia di quei “guerrieri” siano essi singoli, associazioni o festival che lavorano – o meglio: combattono – dietro le quinte per il Cinema.
In direzione Donna (euro 2.000), il premio assegnato dal Centro Antiviolenza G.O.A.P di Trieste a un film che dà voce alle donne, trasforma lo sguardo e ridisegna l’immaginario contemporaneo (2000 euro), va a “WHITE LIES” di Alba Zari (Italia, Belgio, 2025) .
Il Premio Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa al miglior documentario in concorso è stato assegnato a “THE KARTLI KINGDOM” di Tamar Kalandadze e Julien Pebrel (Georgia, Francia, Qatar, 2025).
Il Premio Cineuropa, assegnato da una giuria di Cineuropa, il primo portale europeo di cinema e dell’audiovisivo in 4 lingue, al miglior lungometraggio in concorso va a “FANTASY” di Kukla (Slovenia, Macedonia del Nord, 2025).
Il Premio Giuria Giovani PAG – Progetto Area Giovani del Comune di Trieste assegnato da una giuria di giovani tra i 18 e i 35 anni rappresentanti di associazioni giovanili al miglior cortometraggio in concorso va a “COLDNESS” di Lena Jaworska (Polonia, 2025).
Il Premio Oubliette Magazine assegnato della redazione al miglior film del Premio Corso Salani è stato assegnato a “WHITE LIES” di Alba Zari (Italia, Belgio, 2025).
Il Premio SNCCI al Miglior Film della Critica 2025 va a “UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA” di Paul Thomas Anderson mentre il Premio SNCCI al Miglior Film Italiano 2025 va a “LE CITTÀ DI PIANURA” di Francesco Sossai.
This is it è la sezione dedicata ai lungometraggi di finzione e opere ibride con un forte approccio visivo e creativo in post produzione prodotti o co-prodotti in quota maggioritaria o minoritaria da società di produzione italiane. La giuria internazionale composta da Amaury Auge, Sabrina Baracetti e Núria Palenzuela Camon ha assegnato il Laser Film Award (euro 10.000) a “DEATH HAS NO MASTER” di Jorge Thielen Armand (Venezuela, Canada, Italy, Luxembourg). L’M74 Award va invece a “EVERYTIME” di Sandra Wollner (Austria, Germania). La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale a “PRIMA DELLA GUERRA” di Tommaso Usberti (Francia, Italia) per “una rappresentazione audace e allarmante della mascolinità e la violenza”.
La giuria internazionale di Last Stop Trieste, sezione dedicata ai documentari rough cut, composta da Marko Eraković, Anne-Laure Negrin e Meike Statema ha assegnato il premio Film Centre of Montenegro Award (euro 2.000) a “SACRED SONGS” di Nona Giunashvili, Mariam Bitsadze (Georgia). E l’HBO Europe Award (euro 1.000) a “BIRDIE” di Aneta Ptak (Polonia).
Dal nostro inviato Paolo Dallimonti.



