Ritorna alla grande a Venezia Paolo Sorrentino che ha riscoperto la sua voce, il suo umorismo sornione e il suo gusto per le scene surreali e sensazionali; questo film dipinto con stile invernale ed elegante è una gradita riaffermazione del suo stile naturale dopo le affettazioni facili del suo precedente film Parthenope. È una commedia asciutta di dolore e rimpianto che indossa la sua sognante malinconia e noia come un abito ben confezionato seppur un po’ datato, e riporta Sorrentino ai vari e misteriosi tableaux del potere politico che ricorrevano ne Il Divo del 2009, e nel suo film del 2013 La Grande Bellezza, su un giornalista dissoluto ed edonista .

E soprattutto, La Grazia riporta Sorrentino alla star di quei film, il 66enne Toni Servillo, sua musa maschile e alter ego, un attore capace di suggerire profondità insondabili di tristezza o umorismo indulgente.
Forse questo film, che si conclude con una nota distintiva di euforico sentimentalismo, non è poi così tanto quanto pensa il regista; ma incuriosisce. La Grazia è un film elegante e raffinato, riflessivo ed enigmatico. Come La Grande Bellezza, riflette sulla romanità della capitale; la romanità, il modo in cui la sua storia è incisa sui suoi edifici . E i momenti salienti sono straordinari: Mariano è l’ospite d’onore a una cena di veterani per gli Alpini, e improvvisamente si mette a cantare con loro. Forse la scena più consapevole è quella in cui organizza un ricevimento ufficiale per il presidente portoghese e si limita a guardare immobile il visitatore che cerca di raggiungerlo in processione attraverso un cortile sotto la pioggia battente, su un tappeto rosso: un’immagine onirica della assurdità dello sfarzo ufficiale. Probabilmente, niente di tutto questo avrebbe avuto lo stesso valore, senza Servillo: ma è una meditazione appagante sui piaceri e le tristezze della solitudine nella vecchiaia, e la maturità che arriva dall’esperienza dagli anni di vita vissuta nella stanza dei bottoni. Perchè seppure è vero come diceva Andreotti che “il potere logora chi non ce l’ha” questa massima non si può applicare esattamente a ogni politico e comunque rimane sempre una velatura di malinconia per cosa si voleva fare e cosa realmente è stato fatto o è avvenuto.

Voto 7,5

VC