Organizzato dal centro ricerche e sperimentazioni cinematografiche e audiovisive La Cappella Underground, il festival porta sul grande schermo le migliori produzioni di genere fantastico, con oltre 50 anteprime cinematografiche mondiali, internazionali e nazionali alla presenza di registi, attori e autori da tutto il mondo. Per il suo 25° anniversario Trieste Science+Fiction Festival si prepara a un’edizione speciale, portando in anteprima sul grande schermo il meglio della fantascienza internazionale insieme a un calendario ricco di appuntamenti tra cinema, letteratura, mostre, videogiochi e nuove tecnologie come sempre in perfetto equilibrio tra scienza e fantascienza.
“Il team del festival ha lavorato instancabilmente per curare un programma irripetibile per il nostro 25° anniversario” – ha dichiarato il direttore artistico del Festival Alan Jones – “25 anni di selezione del meglio della fantascienza per il nostro pubblico fedele ed esigente, che cresce a ogni edizione. Trieste Science+Fiction Festival resta l’unico evento cinematografico al mondo interamente dedicato agli appassionati del genere, e prendiamo molto sul serio il nostro ruolo: portarvi sempre nuove voci sorprendenti, una programmazione innovativa e scelte coraggiose. Quindi quest’anno aspettatevi l’inaspettato: blockbuster imperdibili, indipendenti eccentrici, documentari che fanno riflettere, classici insoliti e ospiti celebri di altissimo livello per festeggiare 25 anni epici.”

District 9 (Neill Blomkamp). Wikus van de Merwe, burocrate pavido e mediocre, viene infettato da una sostanza aliena, mutando lentamente in uno dei “gamberoni”, arrivati sulla terra nel 1982 e rimasti lì, in Sudafrica, proprio quegli esseri che fino ad allora aveva guardato con distanza, con la freddezza di chi non vuole capire… Il debutto del sudafricano Blomkamp, che rivelò al mondo il talento dell’attore connazionale Sharlto Copley, qui nel ruolo di Wikus, usa la fantascienza per raccontare l’apartheid, la paura dell’altro, il contagio come enorme metafora politica. La trasformazione non è più punizione per l’orgoglio, come in Cronenberg, ma condanna per l’indifferenza: la carne diventa qui il luogo della coscienza, il veicolo attraverso cui l’uomo impara a sentire ciò che prima ignorava. Con un taglio quasi documentaristico e con un occhio a Carpenter, District 9 è un grande racconto metaforico da leggere a più livelli. Sci-fi classix/Gabriele Mainetti presenta. Voto: 9

Amira (Javier Yañez Sanz). Amira, figlia dell’insegnate di musica di una strana scuola di musica nel XVIII secolo, nella quale fa sempre buio e si odono sinistri rumori, cerca di primeggiare tra gli allievi. Ma ignora il segreto custodito dall’accademia… Riuscito cortometraggio spagnolo con una suggestiva ambientazione d’epoca, a contrasto con la vera tematica, che contiene più di un colpo di scena, anche riguardo al genere del film, in appena un quarto d’ora. Atmosfere sinistre ben condotte e qualche brivido. Spaziale! European fantastic shorts. Voto: 8

Arrival (Denis Villeneuve). Un giorno, forse una mattina sono arrivati. Sotto forma di dodici gigantesche astronavi monolitiche, gli alieni sono sbarcati in altrettante zone del nostro pianeta scelte senza un apparente motivo. Stanno lì fermi per settimane senza che noi capiamo che cosa vogliano realmente. Da noi.
Da noi, sul suolo statunitense viene inviata Louise Banks (Amy Adams), un’esperta glottologa che già aveva aiutato gli Stati Uniti con il Farsi in una delle tante crisi col Medio Oriente, e che, insieme allo scienziato Ian Donnelly (Jeremy Renner), cerca di svelare il mistero delle enormi navi spaziali e dei loro occupanti, grossi ma pacifici mostri eptapodi, provando a decifrarne il criptico ed ermetico linguaggio.
Sono essi stessi ad aver in qualche modo scelto Louise, perché ha un’arma, letteralmente, che potrà salvare loro e noi.
Con  questo film, nel 2016, il canadese Denis Villeneuve, attivo da oltre vent’anni, ma scoperto qui in Italia solo nel 2010 con La donna che canta, fa il suo debutto in quella fantascienza adulta che punta verso le stelle per arrivare dritto al cuore dell’uomo, quella fantascienza fino ad oggi firmata Kubrick, Spielberg, Ridley Scott, Nolan. Con questo spiazzante, grande, piccolo film crea un tenue e sottile rompicapo vagamente nolaniano popolato di creature non belle, à la Scott, ma buone, à la Spielberg, che giungono a visitarci per evolverci, à la Kubrick.
Senza dire altro della trama, che si lascia dipanare piacevolmente sotto gli occhi degli spettatori, Villeneuve, su una sceneggiatura di Eric Heisserer (La Cosa, 2011) tratta dal racconto “Story of your life” di Ted Chiang, ospite quest’anno al Festival, affronta tematiche altissime: il tempo, il linguaggio, gli innati istinti disgregativi dell’essere umano vs. i più razionali tentativi di aggregazione, il senso di comunità. In sintesi: chi siamo e dove andiamo. Siamo umani, tra pochi pregi e molti difetti, e per sopravvivere ed anche migliorarci, dobbiamo prima accettarci per chi e come siamo. Solo allora potremo capire anche gli altri, che siano il prossimo nostro o il remoto alieno venuto in pace a conoscerci.
Senza tralasciare simbolismi numerici (dodici astronavi come gli apostoli, sette arti agli alieni come i vizi e le virtù, il tre che torna in forme molto indirette), si prende gioco dello spettatore, in una maniera che non possiamo rivelare, partendo con un errore di fondo, che capiremo solo verso la fine essere tale. Scritto benissimo, montato in maniera strategicamente perfetta (da Joe Walker), il film diretto ed interpretato magistralmente. Che altro?! Sci-fi classix. Voto: 8

Distance to the moon (Sacha Kyle e Victoria Watson). Il misterioso “X” intraprende un viaggio surreale e ipnotico nell’immensità dello spazio, esplorando l’isolamento esistenziale, il bisogno di connessione e il profondo potere del cosmo… Tra Calvino e Méliès, un poetico viaggio per questo breve film britannico, girato a passo uno e dalla fotografia estremamente slavata, da sembrare quasi in biancoenero, per un viaggio dalla Terra alla Luna che, come la migliore fantascienza, è anche un viaggio all’interno dell’essere che lo intraprende. Extraterrestre. Fantastic animated shorts. Voto: 8 

Dog of God (Lauris Abele e Ratis Abele). In un villaggio svedese della Livonia nel XVII secolo, il caso di Thiess di Kaltenbrun vide un uomo di 82 anni dichiararsi un lupo mannaro, un Cane di Dio, durante un processo ecclesiastico alla presunta strega Neve. Il suo arrivo con un misterioso dono, le Palle del Diavolo, innesca una serie di inaspettati eventi, culminando in una folle orgia e trasformando il villaggio in un delirio di desideri scatenati mentre l’uomo racconta le sue battaglie contro streghe e maghi nelle viscere dell’inferno… Dalla Lettonia, terra del successo di animazione Flow, passato a questo festival lo scorso anno, arriva un altro film animato, stavolta realizzato con l’antica e realistica tecnica del rotoscopio. Qui siamo nel territorio del visionario più puro, tra Ken Russell e Alejandro Jodorowsky, in mezzo a creature color blu-Viagra dagli incredibili poteri, donne scienziate scambiate per streghe, preti folli e creduloni e chi più ne ha più ne metta. Una storia vera che sembra finta, in una pellicola delirante e divertente, ma anche molto profonda, ambientata alla vigilia del secolo dei lumi, in cui la ragione ancora sembra dormire ancora sonni profondi… generando mostri. Profetico. Neon/Méliès Competition. Voto: 8

Corps etranger/Foreign body (Mathieu Mortelmans, Cécile Delberghe). Nel cuore della notte, l’ispettore di polizia June viene chiamata sulla scena di un crimine in un monastero su un’isola remota. Rimasta sola a esaminare il corpo, si rende conto che potrebbe non essere umano… Cortometraggio realmente angosciante e spaventoso che, in poco più di un quarto d’ora, complice anche la location monastica relegata, riesce a coinvolgere in questo caso poliziesco che presto rivelerà la sua natura ultraterrena o, meglio, extraterrestre. Eremitico. European fantastic shorts. Voto: 8

Lesbian space princess (Emma Hough Hobbs e Leela Varghese). L’introversa principessa Saira, figlia delle esuberanti regine lesbiche del pianeta Clitopolis, non si dà pace poiché è stata lasciata dalla sua ragazza, la cacciatrice di taglie Kiki, perché troppo assillante. Ma quando Kiki viene rapita dai “Maschi bianchi eterosessualieni” – celibi per scelta… delle altre, dimenticati dal futuro – Saira dovrà abbandonare la sua comfort zone per recuperare e consegnare il riscatto richiesto: la Labrys Reale, l’arma più potente conosciuta dalle lesbiche. E ha solo 24 ore per salvare la sua amata… “Frutto dell’ossessione per l’animazione di una lesbica, dell’urgenza di un’altra di far ridere e del loro desiderio combinato di storie innovative, incentrate sulle donne e molto gay”, il film d’animazione è un concentrato di politicamente scorretto, di battute sagaci e di situazioni al limite del cerebrale e pure un irriverente coming-of-age. Ma è anche una pellicola estremamente divertente e molto curata, soprattutto dal punto di vista sonoro, con un’anima quasi musical. Alcune idee sono irresistibili e alla fine è una critica al patriarcato – ma non solo – più attendibile di tanti sermoni femministi. Passato al Festival di Berlino di quest’anno, è un’opera da recuperare a tutti i costi! (D)Istruttivo. Neon/Out of competition. Voto: 8

Marriage unplugged (Florine & Kim Nüesch). Suzanna e Andrew sono una coppia di mezza età un po’ in crisi. Quando l’ennesimo litigio li spinge ad avventurarsi in un negozio di sex robot, lei, con grande dispiacere di lui, decide di comprarne uno. A peggiorare le cose, il nuovo arrivato in casa è un modello di nome James, che però si rivela essere più di un semplice sex toy e, senza volerlo, porta alla luce proprio le fratture che hanno danneggiato il loro matrimonio… Bellissimo piccolo film co-prodotto tra Svizzera e Regno Unito, che ricorda in parte il lungometraggio The trouble with being born, vincitore a questo festival del Méliès d’Argent nel 2020, e che, come la migliore fantascienza, indaga l’uomo: una crisi matrimoniale si sviscera grazie all’ausilio di un androide, che funge da oggetto transizionale, portando a galla le problematiche tra i due coniugi e, probabilmente, le risolve. Coniugale. European fantastic shorts. Voto: 8

Ratvertising – A behavioural study in high-stress creative environments (Blanca De Frutos). Un piccolo mockunemtary spagnolo in tre minuti che parla di “ratvertisers”, una rara specie di roditori creativi, che vengono sottoposti ad un pressante stress al fine di produrre idee. Gli scienziati discutono, argomentano, mentre i topi producono e schiattano. Metafora neanche troppo velata dei rapporti tra gli advertiser e le aziende che li tengono ai lavori forzati, il cortometraggio, realizzato mediante AI; spiazza e diverte, facendo riflettere e lasciando in bocca un sapore dolce-amaro. Topico. Artificial universe shorts. Voto: 8

Redux Redux (Kevin McManus e Matthew McManus).  Irene Kelly (Michaela McManus), una madre in lutto alla ricerca di una realtà in cui la figlia sia ancora viva, viaggia attraverso universi paralleli a bordo di una macchina del tempo col motore a scoppio e simile a una bara metallica, acquistata sul mercato nero. In ogni dimensione, la sua missione è uccidere il serial killer responsabile della morte della figlia Anna, ancora e ancora, all’infinito. Con la pratica, trovare Nelson diventa sempre più facile, ma, man mano che Irene si lascia consumare dalla sua sete di vendetta, mette in pericolo la sua stessa umanità… I tre fratelli McManus al completo, dopo The Block Island Sound, per un film tra fantascienza e horror che esplora un tentativo poco fruttuoso di elaborazione del lutto, ma che riesce ad essere molto divertente e coinvolgente. Appena il pubblico dirime il dubbio se Irene stia viaggiando nel tempo o stia solcando i mari dei multiversi, rimane catturato da questa storia introspettiva di vendetta che spicca come tra le migliori di questa edizione del festival. Implacabile. Neon/Asteroide competition. Voto: 8

Undecidable (Emanuele Bosco). Uno studente di dottorato, timido e cervellotico, deve fare una scelta impossibile tra la ragazza che ama e il premio di un duello matematico senza precedenti. Affascinantissimo piccolo film co-prodotto tra Italia e Belgio che mette in scena.. la fisica quantistica! Ogni decisione, ogni svolta narrativa è duplice, mai univoca, come l’arcinoto gatto del paradosso di Schrödinger che, nell’indeterminatezza, non è morto né vivo. Così come il parallelismo tra la sfida intellettuale del protagonista e la sua storia d’amore. Quando la fisica e la matematica diventano arte! Complesso/Indeterminato. Spazio corto. Voto: 8

Affection (BT Meza). Ellie (Jessica Rothe, vista nei due Auguri per la tua morte), dopo un grave incidente, fa fatica a riconoscere suo marito Bruce e sua figlia Alice, affermando continuamente di essere un’altra persona e di non riconoscere neanche dalle foto quelli che dovrebbero essere i suoi genitori. Mentre le crisi si fanno più frequenti e cominciando a sospettare qualcosa, scoprirà che la verità, che il marito le nasconde, è completamente diversa… Senza tema di spoiler, possiamo rivelare che il film, folgorante debutto di BT Meza, è il racconto di una difficile elaborazione del lutto che si mescola al fantascientifico tema della (ri)generazione dei corpi. Camminando sul ciglio dell’inverosimile, ma restando in piedi senza mai cadere giù, la pellicola si fa avvincente anche dopo l’atteso ed inevitabile colpo di scena, fino al beffardo e “giusto” finalissimo. Asteroide competition. Voto: 7 e ½

Animalia (Marius Rolfsvåg). Ambientato in un futuro in cui la natura ha ripreso il sopravvento sul mondo, le città sono invase dalla vegetazione e gli umani si sono trasformati in animali. Tutti tranne i pochi sigillati in una città ermetica. Quando Alm viene mandata a salvare i neonati dagli umani dalle sembianze animalesche, scopre l’umanità negli animali e l’animale dentro sé… Piccolo film norvegese che colpisce nel segno, nella sua non brevissima durata, e che ci fa riflettere sul significato di “umanità” e sui pregiudizi e i razzismi: gli “animali” nel racconto sono del tutto identici agli umani in tuta, se non fosse per quel po’ di regressione psico-intellettiva, ma dimostrano di essere molto  più umani. Ecumenico. European fantastic shorts. Voto: 7 e ½

Arco (Ugo Bienvenu). Il dodicenne Arco vive nel 3000, un futuro lontano in cui gli umani vivono in pace sopra la Terra su alberi metallici, mentre il pianeta è abbandonato e sono in grado di viaggiare nel tempo attraverso gli arcobaleni. Durante il suo primo viaggio, Arco perde il controllo e precipita nel 2075. Lì incontra la piccola Iris, che lo aiuterà a tornare a casa… Dal celebre fumettista Ugo Bienvenu, autore della graphic novel “Préférence système”, dalla produttrice de La tartaruga rossa e dalla superstar di Hollywood Natalie Portman, qui in veste di produttrice, una fiaba nostalgica, dolce e toccante che parla di fratellanza del genere umano e di amicizia anche attraverso il tempo e lo spazio, toccando vette poetiche davvero elevate. Una trama semplice, con dei “cattivi” da operetta, che poi non sono neanche tali, per mettere in risalto l’innocenza dell’infanzia. Un piccolo colpo di scena finale prima dei titoli di coda, un vero e proprio paradosso temporale, illumina e impreziosisce la vicenda. Un piccolo gioiello, con una canzone, “Clouds away”, a dir poco meravigliosa! Transtemporale. Neon/Asteroide + Méliès competition. Voto: 7 e ½

Återsådd (Emanu Garnheim). Un viaggiatore dello spazio tenta di creare nuova vita su un pianeta morto, abitato solo da misteriosi vermi di polvere. Ma la vita sembra possibile solo attraverso il sacrificio… Bel cortometraggio svedese, realizzato a passo uno, in cui la vita ha bisogno di vita, in una spirale universale nella quale almeno uno degli elementi deve cedere. Poetico e coinvolgente, lascia senza parole, le stesse che il film non ha. Scientifico. Fantastic animated shorts. Voto: 7 e ½

Le altre vite/The other lives (Nicolò Folin). Utilizzando una nuova tecnologia, un centro statale permette di interagire con una persona morta di cui si serbi memoria. Diego supervisiona gli incontri fra i morti e i vivi, anestetizzato al loro dolore, ma l’incontro con Rachele, entrata in un loop ossessivo, risveglia in lui un inconsapevole anelito alla vita… Piccolo film italiano molto toccante che affronta la difficoltà di elaborazione del lutto e che mette una di fronte all’altra morte e vita, senza soluzione di continuità, ponendo come minimo comun denominatore il dolore: l’unico che ci fa sentire davvero vivi. Sorprendente. Spazio corto. Voto: 7 e ½

Die ratte/The rat (Jan Mocka). Un “biohacker” disturbato realizza l’impossibile: impiantare un chip per controllare il libero arbitrio di un topo tramite comandi informatici. Ma quando il suo socio lo tradisce per trarre profitto dalla loro scoperta, sprofonda nell’oscurità morale nel disperato tentativo di sfuggire alla propria depressione. L’esperimento salirà di livello… Breve film tedesco, dall’ottima fotografia, sui limiti della ricerca scientifica, la quale, senza controllo, potrebbe raggiungere traguardi indesiderati. La memoria va a numerosi lungometraggi di fantascienza, tra tutti The manchurian candidate e il recente Upgrade di Leigh Whannell, con cui regge ampiamente il confronto. Malato. European fantastic shorts. Voto: 7 e ½

Eternal mother (Emily Qiu). Una malata in fase avanzata si sottopone a crioconservazione, risvegliandosi ogni pochi anni per non perdere il contatto con la figlia da poco nata. Anche se non sarà facile per lei trovare il suo posto nelle dinamiche mutevoli della crescita e del mondo che va avanti, riuscirà ad essere presente ben oltre ogni aspettativa… Acuto cortometraggio statunitense cha affronta in modo molto originale l’elaborazione del lutto, in particolare dalla parte di chi in teoria sarebbe protagonista di quel lutto. La bravissima Marnee Carpenter interpreta questa dolcissima madre eterna. Trans-temporale. Fantastic shorts. Voto: 7 e ½

Falsehood (Ethan Hickey). In un futuro distopico in cui i ricordi dell’umanità sono prodotti regolati dal governo, un antico ricordo, considerato il fiore all’occhiello dell’umanità, ossia la risposta alla domanda “da dove veniamo?”, è stato rubato per scopi politici. Elizeus Carrier, fratello della candidata alla Presidenza agli USA, Marie Carrier, indaga la fitta rete di misteri… L’astro nascente Ethan Hickey dirige ora il primo capitolo, scritto insieme al cineasta francese Mouloud Kay, di una trilogia che tenta di esplorare la verità all’interno di religione, politica e storia. A soli 19 anni gieò il suo primo film, Burden, nel 2022, mentre il suo secondo dramma indipendente, Older Every Day, ha vinto come Miglior Film al New York International Film Festival. Falsehood narra di un mondo lontano – siamo alla fine di questo secolo – ma non troppo, in cui verità e menzogna, fede e politica si sovrappongono. Un mondo incompleto, poiché vuole essere la prima parte di una storia molto complessa, a tratti non facile da seguire, ma estremamente affascinante. Non si vergogna di alcuni scivoloni nel B-movie, ma procede compatto per la sua, interessantissima strada. Mistificatorio. Neon/Asteroide competition. Voto: 7 e ½

Ikarie XB1 (Jindrich Polák). Liberamente ispirato al romanzo “La nube di Magellano” di Stanislaw Lem. Nel 2163 (esattamente 200 anni dopo l’anno in cui il film fu girato) l’astronave Ikarie XB-1 con un equipaggi internazionale a bordo, viaggia attraverso il sistema stellare di Alpha Centauri alla ricerca di altre forme di vita intelligenti. Ma il viaggio non sarà privo di sorprese… In larghissimo anticipo (5 anni) su 2001 – Odissea nello spazio, il film cecoslovacco nel suo bianco e nero rigoroso esplora per la prima volta quella fantascienza cosiddetta “adulta”, confrontando i misteri dell’universo con il senso dell’esistenza in comune. Un piccolo capolavoro, neanche troppo conforme al regime cecoslovacco di quegli anni, che venne premiato alla primissima edizione di questa manifestazione, quando si chiamava “Festival internazionale del film di fantascienza di Trieste” e che Kubrick non può sicuramente aver ignorato. Chi non lo ignorò sicuramente, ancora prima, fu Gene Roddenberry, che con la sua serie Star Trek portò sul piccolo schermo un’astronave indomita in missione esplorativa e un equipaggio internazionale. Antesignano. Sci-fi classix. Voto: 7 e ½ 

The last drop of water (Francesca Fini). In un mondo senza più esseri umani si aggirano dei robot che conservano pesci rossi, le ultime creature sopravvissute sulla terra, fluttuanti nei loro caschi. Tra le prime creature a comparire su questo pianeta, sono ormai le ultime rimaste. Ma il tempo sta per finire, l’acqua sta per esaurirsi. Che cosa accade quando scompare l’ultima goccia?… Questo cortometraggio distopico, ancora più agghiacciante perché creato dall’IA – come se noi fossimo già scomparsi – in soli due minuti ci suggerisce una riflessione molto profonda. Da brividi! Uno degli usi più intelligenti di questa nuova teconologia. Sopravvivente. Artificial universe shorts. Voto: 7 e ½

The nightmare of Moonfish Island (Mirko Fois).  Sull’Isola di Moonfish, una giovane donna si ritrova intrappolata tra realtà e incubo. Un sogno inquietante la segna e, da quel momento, il suo corpo diventa il veicolo di una trasformazione ineluttabile. Sta per partorire, senza saperlo, qualcosa di mostruoso… Inquietante cortometraggio italiano che si ispira chiaramente ai mondi e alle creature di H.P. Lovecraft, a tratti quasi sperimentale, ma con effetti visivi, pur se solo accennati, che spaziano dall’artigianale ad una CGI davvero imponente. Tutto è suggerito, poco è mostrato, ma funziona. Apocalittico Spazio corto. Voto: 7 e ½

Touch me (Addison Heimann). La giovane Joey, su richiesta della propria psicanalista, deve raccontarle la più strana storia che le venga in mente: lei inizia a parlare di un alieno con cui si congiunge carnalmente, giunto sulla terra per salvarci dal riscaldamento globale, che la possiede con i suoi possenti e numerosi tentacoli – come in un porno hentai – donandole già al semplice contatto una infinita serenità interiore. E se non fosse tutto inventato?… Divertentissimo, coloratissimo e delirante film che mette in scena almeno un paio di triangoli amorosi ai cui vertici permangono la protagonista Joey (Olivia Taylor Dudley) e l’alieno Brian (Lou Taylor Pucci). Per il resto, dopo un inizio in pianosequenza con un lunghissimo carrello in avvicinamento, tra balletti e mutilazioni corporee, si snoda un film di fantascienza molto pop con punte horror, che oscilla tra serie A e serie B con estrema nonchalance. Un piacere per gli occhi e per l’anima. Proprio come l’alieno Brian. Eutimico. Neon/Out of competition. Voto: 7 e ½

TV or the disturbance on Forest Hill Road (Frederic Siegel). Il seienne Diego supera il limite di tempo davanti allo schermo e finisce per ritrovarsi con gli occhi quadrati. Questo evento scatena una serie di fenomeni misteriosi che iniziano a fuoriuscire dai vari schermi del palazzo. Quando gli agenti di polizia Kim e Mike arrivano a seguito di una segnalazione di rumori molesti, si trovano immersi in un caotico intreccio di diverse realtà e devono affrontare minacce fittizie che hanno preso vita… Tra Lovecraft e Cronenberg (Videodrome) e un pizzico di Ready player one di Spielberg, un curioso intreccio di mondi e realtà con conseguenze splatter e imprevedibili per questo cortometraggio svizzero d’animazione. Interconnesso. Fantastic animated shorts. Voto: 7 e ½

UPDATE (Luca Violante). Nell’anno 2039 il lavoro, così come lo avevamo concepito prima, non esiste più, soppiantato da UPDATE, una AI rilasciata dalla multinazionale A’DAPTIQ. Per venire incontro a personale formato e specializzato, rimasto disoccupato, viene lanciato un programma di recupero. Ma non tutto è davvero quel che sembra… Interessante esordio del pugliese Violante, padovano d’adozione, la cui ispirazione nacque nel periodo della pandemia da Covid-19 durante la quale la maggior parte della popolazione rimase a casa, suo malgrado. che riflette amaramente e cinicamente, con un occhio al presente, sul (precario) futuro delle giovani generazioni. Fotografia slavatissima per conferire la giusta asetticità e finale spiazzante, ma logico. Durissimo. Spazio corto. Voto: 7 e ½

We regret to inform you (Michelle Bossy). In un vicino futuro distopico, in cui il governo avvisa tutti con 24 ore di anticipo rispetto alla propria morte, Mariam riceve una chiamata da Bob, un operatore in carne e ossa al suo primo giorno di lavoro, che la informa del suo ultimo giorno di vita. Interessante breve film co-prodotto tra Stati Uniti e Grecia, che affronta da un punto di vista inedito il tema della morte, inteso anche come rinascita, passaggio, crescita. Transdimensionale. European fantastic shorts. Voto: 7 e ½

Biošortky – Regenerační tríčky/Bioshorts – Regeneration tricks (Daniela Hýbnerová). Un brevissimo documentario animato che ci racconta dei poteri “speciali” del Topo spinoso del Cairo, del Tritone dal ventre di fuoco e dell’Elysia marginata, tutti organismi viventi che hanno il dono della rigenerazione. il biologo Jaroslav Petr, voce narrante, ci racconta come queste creature tendano in qualche modo all’immortalità. Tra scienza e fantascienza. Quasi magico. Fantastic animated shorts. Voto: 7

Blame (Christian Frei). Concentrandosi su tre scienziati, la dottoressa Zhengli Shi (Istituto di virologia di Wuhan), il dottor Linfa Wang (Duke-NUS Singapore) e Peter Daszak (ONG EcoHealth Alliance), questo scioccante documentario racconta la loro collaborazione nei primi anni 2000 per scoprire le origini della SARS che ha causato un panico globale nel 2003. Studiando per decenni il coronavirus nei pipistrelli cinesi, hanno più volte lanciato l’allarme sul fatto che questi virus avevano un alto potenziale per causare una vera pandemia. Ma, ovviamente, nessuno li ha ascoltati, anzi… qualcuno ha anche cercato di boicottarli. Un documentario di grande impatto visivo, dal regista Christian Frei, nominato agli Oscar nel 2002 per War photographer, sugli effetti della politica delle fake news circa il COVID-19. Come dire: la mamma dei cretini è sempre incinte. Anti-complottista. Mondofuturo. Voto: 7

Il criaturo sintetico/Silicon baby (Sarah Narducci). In un mondo futuro dove le nascite sono controllate, Adele e Filippo, una coppia in crisi a causa di una situazione abitativa castigata, tentano il test per la patente di genitorialità, al fine di ottenere un appartamento nel lussuoso Quartiere dei Bambini. La loro voglia di genitorialità si scontrerà contro il desiderio di indipendenza… Piccolo film italiano molto interessante che affronta il tema dell’essere genitori, oggi come domani, ricordandoci che qualsiasi figlio, anche artificiale, può far scattare i sentimenti materni e paterni. European fantastic shorts. Voto: 7 

Egghead republic (Pella Kågerman & Hugo Lilja). In una realtà alternativa in cui la Guerra Fredda non è mai finita, il Kazakistan sovietico viene colpito da una bomba atomica. Sonja Schmidt, grazie alla risultante economia dell’esposizione, viene convinta dal magnate della cultura hip Dino Davis ad accompagnare una spedizione giornalistica ribelle in una base sovietico-americana che monitora una zona radioattiva del Kazakistan apparentemente piena di centauri irradiati… Fantascienza freaky, una satira implacabile del giornalismo balordo ed una estetica caotica anti-minimalista si sposano in questo audace film dei registi svedesi Pella Kågerman e Hugo Lilja, che, dopo aver presentato nel 2019 al festival Aniara, tratto dal profetico poema epico dello scrittore svedese e Premio Nobel Harry Martinson, si ispirano stavolta al romanzo post-nucleare di Arno Schmidt “Die Gelehrtenrepublik” del 1957. In un gioco letterario e cinematografico non sempre accessibile, il duo registico si diverte a prendere in giro la contemporaneità ed il pubblico stesso. (Post)Apocalittico. Neon/Méliès competition. Voto: 7 

Gizaki (Xanti Rodriguez). Kana, una creatura gentile che viaggia attraverso i desideri dei giovani, aiuta un’amica in difficoltà immergendosi nel suo subconscio. Ma presto si renderà conto di come fuori stia accadendo qualcosa di molto brutto… Cortometraggio di produzione spagnola, animato in CGi, che vuole essere una piccola favola nera contro ogni guerra, con un simpatico e sfortunato protagonista. Tragico. Fantastic animated shorts. Voto: 7

Hold the fort (William Bagley). Lucas e Jenny si ambientano nella nuova casa quando Jerry Klein, presidente dell’associazione di vicinato, li invita alla festa dell’Equinozio. Pronti a tuffarsi nella vita suburbana, accettano entusiasti, senza sospettare che non si tratti di una normale festa… Uno striscione all’entrata recita: “Benvenuti all’Equinozio. Non morite per favore.” Si parla di un portale infernale, di pericolose creature mitiche e di un leggendario eroe armato di pistola, tale McScruffy. Lucas, convinto sia tutto uno scherzo, comincia titubante a fare amicizia con gli altri ospiti quando accade l’inevitabile… Il portale infernale si apre e i primi mostri si scatenano… B-movie, midnight movie, monster movie: come altro definire Hold the fort? Un film molto divertente, se preso per quel che è, ossia una sfrenata carrellata di momenti splatter, mostri e creature malefiche di ogni tipo, combattuti col candore dei due protagonisti, esseri ingenui – ancora per poco – alle prese con qualcosa molto più grande di loro. Combattente. Neon/Out of competition. Voto: 7

IURIMA – taru kolmesta kalastajasta/IURIMA – A tale of threee fishermen (PV Lehtinen). Tre pescatori affamati si imbattono in qualcosa di inaspettato, proveniente dal mare, su un’isola remota nel 1890… Curioso piccolo film finlandese, molto ben realizzato nelle atmosfere e nelle scenografie, che attinge alla tradizione locale dei mostri marini per raccontare una storia di fame, miseria, ma anche di appetiti insaziabili. Ammaliante. European fantastic shorts. Voto: 7

La errante/The wanderer (Gwai Lou). In una giungla post-nucleare, dove regnano silenzio e rovine, una cercatrice di rottami solitaria, tormentata dal suo passato, incontra casualmente un ragazzo ridotto in schiavitù. Il loro improbabile legame accende un barlume di umanità in un mondo creduto ormai estinto… Cortometraggio malese ambientato in vasti panorami pieni di scheletri di tante creature, perfino umane, che, tra un passato ormai bruciato e un futuro che non c’è più, riflette sulla natura (violenta) dell’uomo, perennemente votato ad autodistruggersi, tirando in ballo l'”homo homini lupus” di Hobbes e citando perfino il “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. Ottimista. Fantastic shorts. Voto: 7

Last dream (Takeshi Kushida). Rimasto solo nello spazio e armato soltanto della sua tuta, un astronauta terrestre, unico essere umano sopravvissuto, diventa testimone del flusso visionario di ricordi che la Terra rivive nei suoi ultimi, morenti istanti, mentre la guerra nucleare scatenata dall’umanità porta il pianeta alla rovina e distruzione apocalittica… Cortometraggio giapponese, realizzato con il contributo pressoché esclusivo dell’AI, che unisce il film trionfatore a questo festival lo scorso anno, Ty – Kosmos/U are the universe di Pavlo Ostrikov, all’assolutismo teologico del Kubrick di 2001: Odissea nello spazio. L’AI ben si presta alla costruzione delle immagini della Storia della Terra in pochissimi minuti. Preoccupante. Artificial universe shorts. Voto: 7

Le hum/The hum (Rémi Frechette e  Émilie Sigouin). Noémie, mentre svuota insieme al fidanzato la casa della madre, appena trasferitasi in una residenza a causa della sua demenza, inizia a visionare una videocassetta che potrebbe rispondere alle mille domande irrisolte sulle proprie origini… se solo credesse alle immagini mostrate… Interessante cortometraggio canadese, di relativa breve durata, che affronta la tematica aliena da un punto di vista originale, buttandola casualmente nel mezzo. Tutto accade rapidamente, com’è giusto che sia, coinvolgendo e sorprendendo lo spettatore. Alienante. Fantastic shorts. Voto: 7

L’homme qui rétrécit/The shrinking man (Jan Kounen). Un costruttore navale all’improvviso, senza un perché, inizia a rimpicciolirsi giorno dopo giorno, passando da una vita sicura e tranquilla, dove tutto è scontato, ad un’esistenza irta di pericoli in cui anche solo quello che prima era un innocuo ragno, diventa un pericolosissimo nemico… Voluto dall’attore protagonista Jean Dujardin e tratto dal romanzo scritto nel 1956 Richard Matheson “The incredible shrinking man”, in italiano “Tre millimetri al giorno”, oltre che ispirato al film omonimo, in italiano Radiazioni BX: Distruzione uomo, che Jack Arnold ne trasse l’anno successivo, il film cerca di essere quanto più fedele alla fonte. Lavora però in sottrazione, senza specificare il perché della trasformazione, rinunciando quindi alla nube tossica/sostanza radioattiva originaria. Questo rende ancora più affascinante il tutto, facendo diventare ognuno di noi ancora più piccolo, già a grandezza naturale, di fronte all’immensità del cosmo, come bene illustrano i titoli di coda che scorrono su un universo smisurato e sempre più in espansione. Il protagonista avrebbe la faccia rassicurante dell’uomo comune, che qui è ancora più inquietante perché ci ricorda come quanto narrato potrebbe accadere a chiunque di noi! Smisurato! Neon/Méliès competition/Opening film. Voto: 7

Mag Mag (Yuriyan Retriever). Primo film della K2 Pictures, fondata da Takashi Miike, Hirokazu Koreeda e Miwa Nishikawa, Mag Mag è il debutto di Yuriyan Retriever, il comico più amato del Giappone, ed è destinato a reinterpretare il J-Horror con una prospettiva nuova. “Se la vedi, è troppo tardi. Se si innamora di te, l’unica via di fuga è la morte”, recita la tagline. Dopo che il suo amato viene ucciso dal fantasma Mag Mag, Sanae giura vendetta, ma presto scopre la vera identità della persona di cui deve vendicarsi, in una contorta storia d’amore che unisce horror e umorismo… Una pellicola che riserva inattesi colpi di scena, proponendosi come una love story fuori dai ranghi e sopra le righe, destinata ad affascinare e sorprendere pubblici di tutte le età e di tutti i sessi. Insolito. Neon/Out of competiton. Voto: 7

Marshmallow (Daniel DelPurgatorio). Morgan, ragazzino alquanto imbranato, viene inviato ad un campo estivo. Qui scopre la leggenda del “dottore”, un maniaco che abitava dove ora sorge il campo. Una notte gli sembra anche di vederlo. Ma in realtà le cose stanno in maniera molto diversa e potrebbero mettere in discussione l’esistenza di tutti i giovani campeggiatori, compresa la sua… Divertente e riuscito film, che sarebbe criminale spoilerare, il quale comincia come un possibile slasher, molto banale, rivelandosi poi essere qualcosa di molto più complesso, ma spiegato in maniera assai sensata. Il finale aperto, ma non troppo, lascia poi spazio ad un ultimo guizzo, forse non del tutto necessario, ma che aggiunge ulteriore interesse alla vicenda. Un autentica sorpresa! Neon/Asteroide competition. Voto: 7

Mother clay (Armin Rangani e Raha Amirfazli). Un umile servitore del tempio, in un mondo di argilla, fa una scoperta sconvolgente che getta nel caos la sua società devota, sollevando interrogativi sulla natura della fede e sull’inesorabile bisogno umano di adorazione… Sorprendente piccolo film battente bandiera statunitense  che in pochi minuti relativizza il potere e i culti, ricordandoci che a farne le spese sono sempre i poveri, ingenui cristi, mentre i pecoroni sono pronti ad inginocchiarsi sempre, davanti a tutto. Cratofilo. Fantastic animated shorts. Voto: 7

No gods left in the west (Daryl Mechanica). Cortometraggio turco interamente girato con l’AI, attraverso tool di nuova generazione, come VEO 3 e Kling 2.1, il film si ambienta in un western post-apocalittico, sull’orlo di una quarta guerra mondiale – la terza c’è già stata – in cui i “trans-umani” cercano di avere pari diritti rispetto agli umani superstiti e in  cui gli Stati Uniti d’America non sembrano esistere più. Zero dialoghi e un’azione sfrenata: sullo sfondo solo musica, senza neanche gli effetti sonori, come un lungo videoclip. Tra cinema e videogioco, con più di un occhio a Mad Max, soprattutto Fury Road, il risultato è lusinghiero. Coinvolgente. Artificial universe shorts. Voto: 7

OBEX (Albert Birney). Nel 1987, prima dell’era di Internet, Conor Marsh vive una vita isolata insieme al suo cane Sandy, finché un giorno non inizia a giocare a OBEX, un nuovo videogioco all’avanguardia. Quando Sandy scompare, il confine tra realtà e gioco comincia a sfumare, e Conor deve intraprendere una missione per salvarla… Dopo Strawberry mansion, con cui ci aveva deliziato a questo festival in co-regia con Kentucker Audley, il regista/attore Albert Birney torna con un film personalissimo, inquietante e simbolico, ispirato a Eraserhead di Lynch, girato in quello stesso biancoenero, e permeato da un’estetica fantascientifica rétro che evoca l’aura nostalgica dei primi videogiochi. Ingegnosi effetti speciali lo-fi, che non mancano di omaggiare l’indimenticato Ray Harryhausen, impreziosiscono quello che si candida ad essere un “cult” per gli anni a venire. SCULToreo. Neon/Out of competition. Voto: 7

Orion (Jaco Bouwer). Jim (Andrew McCarthy), un interrogatore della NASA, ha il compito di aiutare l’astronauta Apollo (Drew Van Acker), affetto da amnesia, a recuperare la memoria per capire chi o cosa abbia ucciso il resto del suo equipaggio prima di precipitare sulla Terra. Man mano che la partita a scacchi tra i due avversari si fa sempre più accesa, diventa chiaro che ciò che viene detto potrebbe non essere la verità ed entrambi i personaggi potrebbero avere secondi fini che culminano in un finale esplosivo quando viene finalmente rivelato il vero alieno… Da Jaco Bouwer, regista di Gaia, Premio Asteroide al TS+FF 2021, un thriller sci-fi intenso e imprevedibile, sempre sul filo del dubbio. Un film da camera dove il regista sudafricano questa volta sposa ritmi più tesi e sincopati, ma offre ancora una volta la sua visione sul nostro mondo, anzi, sul nostro universo, nel quale appariamo sempre più come semplici ospiti. Estraniante. Neon/Asteroide competition. Voto: 7

Save me from heaven (Seán Treacy). Grazie all’aiuto di un gentile ingegnere informatico, una coraggiosa giovane donna deve ricordare chi è per evitare di essere cancellata da una versione virtuale del paradiso… Brillante breve film battente bandiera irlandese che fornisce una personale interpretazione dell’aldilà, coniugato con le tecnologie digitali. Ricordo, dunque ancora sono. European fantastic shorts. Voto: 7

The Dimensionaires: Prelude to Abraxas (Pat Tremblay). Costantemente braccati da un misterioso clan di psico-stregoni, i Dimensionaires hanno adottato quel nome nel tentativo di trovare nuovi modi per fuggire verso piani superiori d’esistenza, dove poter vivere in un dominio unico e sicuro. Ma i loro nemici sono implacabili e continuano a scoprire nuovi metodi per invadere e divorare i loro mondi… Questo affascinante cortometraggio canadese realizzato con l’AI è soltanto un preludio alla saga degli inquietanti e sfortunati “Dimensionaires” che sconfina a tratti nella video-arte, senza però perdere di vista il puro Cinema. In poco più di dieci minuti Tremblay ci racconta una serie di (infiniti) mondi. Transdimensionale. Artificial universe shorts. Voto: 7

The rows (Seth Daly). Una ragazzina di colore si risveglia in mezzo ad un vasto campo di mais, con una ferita sanguinante alla testa e inseguita da tre uomini incappucciati, lottando per la sopravvivenza aiutata solo dal cane di famiglia e apparentemente da un misterioso uomo dorato della luna che abita la piantagione. Nel capitolo secondo, su tre, scopriremo l’antefatto, ossia qualcosa di più sugli inseguitori e sulla famiglia della bambina. Ma il mistero resta fitto… Tra Them e Bussano alla porta, un film inquietantissimo e adrenalinico che, almeno nella prima parte porta l’home-invasion all’esterno, per poi tornare più tradizionale. Dialoghi ridotti al minimo, almeno nei capitoli all’aperto, e azione senza un attimo di respiro contraddistinguono l’esordio del regista, qui al debutto nel lungometraggio e anche interprete. Non tutto viene chiarito, ma la pellicola coinvolge e non (è) poco! Agricolo. Neon/Out of competition. Voto: 7

The synthetic age (Dimitris Armenakis). In una città dove gli abitanti consumano cartoni animati, un cane si riunisce ai vecchi amici e insieme tenta di sfuggire agli esseri umani, in un’avventura surreale tra amicizia e fuga… Curioso piccolo film greco  che in una animazione in biancoenero, con solo i personaggi principali, i “buoni”, a colori, racconta una poetica storia che ricorda da lontano Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma in acido. Animo, cartoni! Fantastic animated shorts. Voto: 7

The taming of soft machines (Christian Luoma). Una macchina creata per avere dei bisogni. Un corpo allenato per donare. Un inno alla sottomissione, al desiderio e alla devozione artificiale. Ispirato dalla tradizione del cyborg vampiro e dall’architettura dell’amore programmato. Dove il piacere è protocollato, l’obbedienza è culto e il confine tra volere ed essere è sfocata oppure non è mai esistita. Questo è il brevissimo cortometraggio finlandese The taming of soft machines, traducibile più o meno con “Il controllo delle macchine deboli”, un affascinante piccolo film sperimentale realizzato interamente con l’AI in cui i corpi in trasformazione diventano protagonisti, in mezzo ad atmosfere gotiche e decadenti, senza una vera e propria trama, ma lasciando a bocca aperta lo spettatore. Vampiresco. Artificial universe shorts. Voto: 7

☉⚔🜂 (Mitchell Louis Flautt). Già il titolo di questo brevissimo cortometraggio, realizzato con l’AI, è enigmatico: i tre simboli misteriosi, benché ad una vista superficiale richiamino i comandi del joystick della Playstation, in realtà dovrebbero rappresentare rispettivamente il Sole, una spada e il simbolo alchemico dell’ascensione. Visibilmente ispirato al “Dune”, sia letterario che cinematografico, soprattutto alle versioni (e visioni) di Denise Villeneuve, ne sembra una specie di trailer che però omaggia e richiama anche Guillermo Del Toro, Richard Stanley e il Peter Jackson de Il signore degli anelli. Davvero curioso, ma inerte. Artificial universe shorts. Voto: 6 e ½

Captured Souls: In Conversation with Graham Humphreys (Chris Collier). Raccontato attraverso le parole dello stesso Graham Humphreys in una serie di conversazioni intime, questo incisivo documentario esplora la vita e l’eredità dell’illustratore horror più iconico del Regno Unito, autore anche del poster del TS+FF nel 2022. Da un’infanzia segnata da scheletri inquietanti all’era gotica di The Evil Dead, Graham riflette su una carriera che ha definito per generazioni l’immaginario di horror e fantascienza, attraverso le sue locandine realizzate soprattutto per il mercato dell’home.video. Fra discussioni con amici, fan e ammiratori – tra i quali l’immancabile Alan Jones! – una vivida cronologia della sua carriera prende vita attraverso copertine di cassette vietate, club goth, culto punk, arte unica e la riscoperta di un originale che egli stesso credeva ormai perduto. Pure per chi non l’ha conosciuto personalmente – ossia la quasi totalità degli spettatori – è come trascorrere un’ora e mezza in compagnia di un vecchio amico, un po’ dark e un po’ punk. Colloquiale. Sci-fi classix/Extra. Voto: 6 e ½

Chien 51 (Cédric Jimenez).
Parigi, 2045. La città è divisa in tre zone che separano rigidamente le classi sociali, e nessuno può sfuggire al controllo di ALMA, un’intelligenza artificiale predittiva che ha rivoluzionato l’applicazione della legge. Quando il creatore di ALMA viene assassinato, Salia, un’agente d’élite della Zona 2, e Zem, un poliziotto disilluso della Zona 3, sono costretti a collaborare per indagare sull’organizzazione terroristica Breakwalls, accusata di una serie di omicidi. Ma la loro indagine porta presto alla luce complotti più profondi e i segreti oscuri del sistema che servono, costringendoli a mettere in discussione le proprie lealtà e la vera natura dell’autorità che li governa.

Den stygge stesøsteren/The ugly stepsister (Emilie Blichfeldt). Elvira giunge a castello insieme alla sorella Alma e alla madre per le nozze di quest’ultima con l’anziano nobiluomo di turno. Ma, quando questi muore improvvisamente, si ritrovano tutti senza un soldo. Lo scopo sarà quindi quello di conquistare il bel principe Julian. Ma Elvira è brutta e goffa e dovrà perciò sottoporsi ad una serie di aberranti procedimenti per trasformarsi nel cigno che non è, a partire dall’ingoio di una tenia, proseguendo con una brutale rinoplastica e via così. Ma quando Agnes, la Cenerentola della storia, nonché sua sorellastra, perderà la scarpetta alla festa da ballo del principe, Elvira non esiterà a fare scempio del proprio corpo pur di farsela entrare… Coproduzione tra Norvegia, Danimarca, Romania, Polonia e Svezia (coproduce anche Zentropa!), il film è un tentativo (commerciale), almeno da noi, di lanciare il nuovo body-horror-movie del 2025 dopo The substance: non a caso a distribuirlo dal 30 ottobre in Italia sarà sempre I Wonder. La pellicola suscita interesse per la drastica e intellettuale rielaborazione della favola di “Cenerentola” dei fratelli Grimm (e di Charles Perrault). L’idea di rendere protagonista la sorellastra sfigata, e quindi farci empatizzare con lei, è anche divertente, ma pure Cenerentola è una povera disgraziata che ha perso padre e ricchezze e non riusciamo ad averla in antipatia. E anche se la fotografia slavata e sovraesposta di Marcel Zyskind rimanda ai gialli italiani di cinquant’anni fa, la potenza metaforica del film di Coralie Fargeat The ugly stepsister se la sogna! Qui, anche se lo splatter millantato dall’apparato promozionale è minimo, è tutto troppo esibito: è risaputo come molte, troppe ragazze ingoino veramente la tenia per dimagrire, lasciandoci la pelle. La pellicola quindi sembra uno spottone femminista fuori tempo massimo, dove gli uomini sono solo arrapati e in balia delle decisioni femminili. (Fin troppo) realista. Out of competition. Voto: 6 e ½

Deus vult (Tommaso Diaceri). Il titolo del film, in latino, fa riferimento al motto delle crociate. Molti secoli dopo, un’astronave solca lo spazio interstellare con un equipaggio composto esclusivamente da sacerdoti: i missionari del futuro. Ma l’obiettivo della missione getta il giovane Leonardo in una crisi spirituale, che rischia di compromettere la spedizione. Sarà davvero la volontà di Dio ciò che dovranno fare lassù?… Recitato completamente in latino – principale nota di rilievo – il piccolo film cerca di usare la fantascienza per parlare dell’uomo, di ieri e di oggi, ma non riesce a colpire nel segno, per quanto possieda alcuni elementi d’interesse. Mistico. Spazio corto. Voto: 6 e ½

Disforia (Christopher Cartagena). In un futuro prossimo, una crisi economica ha gettato il mondo in un caos dove rivolte e saccheggi sono all’ordine del giorno. Di conseguenza un’epidemia di suicidi si sta diffondendo in Europa. Esther, Tomás e la figlioletta Say si rifugiano nella loro isolata casa estiva nel cuore della foresta. Il loro piano è venderla e trasferirsi in Francia, ma l’acquirente che bussa alla porta non è affatto la persona che dice di essere… Quando Funny games incontra il dark web. Però il film si trasforma presto in un “home-invasion” qualsiasi, con l’unica variante del collegamento in streaming e con tanto di leoni da tastiera al seguito che incitano alla carneficina. Ma desta poco clamore (e poche coscienze) poiché calato in un’atmosfera di umanità allo sbando in cui in realtà tutto sembra permesso. Tant’è che la mente va anche all’imminente The running man di Edgar Wright e al suo predecessore del 1987, diretto da Paul Michael Glaser e intitolato da noi L’implacabile. Si salvano solo le buone interpretazioni delle protagoniste femminili, bambina inclusa. Superfluo. Neon/Méliès competition. Voto: 6 e ½

GRANDMALEVIT (Hiroki Yamaguchi). Una strega del futuro, la Grandma Levit del titolo, insieme ad un gatto e allo stregone Zidaramacca, combattono dei robot impazziti a causa di un virus che ha hackerato il loro core. Divertente all’inizio, il cortometraggio nipponico paga lo scotto di un’animazione, creata dall’AI, non sempre all’altezza e di una storia che probabilmente avrebbe giovato di un maggiore sviluppo e respiro, finendo per sembrare soltanto il prossimamente di un film più imponente. La classica occasione sprecata. Peccato! Artificial universe shorts. Voto: 6 e ½

Hell troops (Emilio Gallego e Jesús Gallego). La storia del demone Exael, un soldato degli inferi che, quando incontra il “nemico”, l’angelo Temelchus, cercherà di sconfiggerlo in tutti i modi. Ma la creatura, in tutti i sensi, celeste, sembra avere risorse illimitate e, soprattutto, non sembra essere solo… Buffo piccolo film animato di produzione spagnola che affronta l’eterna lotta tra il bene e il male. Letteralmente. Fantastic animated shorts. Voto: 6 e ½

Isolation (Chih-Chieh Yu). Durante la crisi dello stretto di Taiwan, nel 1996, un peschereccio non identificato, rimasto incagliato, libera inavvertitamente degli zombi imprigionati su un isola, mettendo in pericolo tutti i soldati lì stanziati… Cortometraggio taiwanese interessante soprattutto per come costruisce la tensione nella prima parte. Poi la mattanza è di quelle già viste, anche se alla fine viene lanciato un flebile messaggio sull’inutilità delle guerre e della violenza. Fantastic shorts. Voto: 6 e ½

Jigen o koeru/Transcending dimensions (Toshiaki Toyoda). Dopo la misteriosa scomparsa del monaco Rosuke, la sua amante Nonoka va a cercarlo in un luogo religioso, insieme al sicario Shinno, dove incontrano il potente stregone Ajari. In realtà Rosuke è in viaggio su un’astronave (a forma di dito indice) verso il pianeta ignoto Kelman, dove incontrerà uno strano vecchio. Siamo solo all’inizio di una sfida di stregoneria, tutti contro tutti… Il film è una delle cose più strane, perturbanti e anomale mai viste. Immagini incomprensibili che sembrano comprensibili e altre apparentemente comprensibili che subito dopo si rivelano incomprensibili. Un viaggio fuori e dentro della mente umana, nel quale lasciarci accompagnare dal visionario Toshiaki Toyoda per sperimentare sensazioni mai provate prima! Prendere o lasciare! Neon/Out of competition. Voto: 6 e ½

Junk world (Takahide Hori). In un futuro sotterraneo, già visto nell’opera, sempre in stop-motion, Junk Head dello stesso regista del 2017, passata a questo festival nel 2021, di cui questo film vuole essere una sorta di seguito ideale, una fragile alleanza fra umani e una forza lavoro di cloni emancipati viene scossa quando un gruppo di terroristi di una setta sadomaso interrompe una spedizione di ricerca su una misteriosa anomalia. Ben presto tutti si trovano ad affrontare possibili futuri, nati dalle rispettive interferenze con distorsioni inter-dimensionali, e il bravo robot Robin deve ripristinare una linea temporale che non comprometta l’integrità del continuum spazio-tempo. L’animazione di Takahide Hori, questa volta non più da solo, ma affiancato da un team più nutrito, è influenzata da Jan Švankmajer, Phil Tippett e dai fratelli Quay, e vuole riflettere sulla natura umana. Ma a tratti la sua lucidità, come pure nel precedente capitolo, risulta spuntata e l’animazione, spesso molto elaborata, grazie anche ad un budget stavolta decisamente superiore, rischia di essere ridondante e poco incisiva, con un risultato quasi masturbatorio. Rispetto al precedente capitolo, Hori non sembra aver fatto grossi passi avanti. Solipsistico. Neon/Asteroide competition. Voto: 6 e ½

LUNA (Aurora Ovan). In un 2045 distopico, il mondo è diviso in due grandi Paesi costantemente in guerra: Natura e Città. Luna, una giovane e ribelle futura sciamana, vuole dimostrare ai custodi della natura che i cittadini possono ancora cambiare, entrando illegalmente nella città per trovare una prova… Il piccolo film italiano è un’avventura fantascientifica sulla differenza che chiunque può fare per il futuro del nostro pianeta. Con qualche soldo in più se ne sarebbe potuto fare un lungometraggio che sviluppasse in maniera più ampia tutte le importanti tematiche qui rapprese. Bio. Spazio Corto. Voto: 6 e ½

Osiris (William Kaufman). Durante un’operazione militare notturna in un deserto remoto, verosimilmente in Medio Oriente, un team delle Forze speciali americane guidato dal sergente Kelly cade in un’imboscata. Nello scontro i soldati vengono misteriosamente rapiti, scomparendo nel nulla. Quando si risvegliano, disorientati e chiusi in capsule trasparenti, scoprono di essere a bordo di un’enorme e poco illuminata astronave aliena. Esplorando l’ambiente circostante, trovano cadaveri umani scuoiati e armi e tecnologie sconosciute. Ben presto vengono attaccati da predatori alieni, umanoidi alti e privi di occhi con pelle corazzata, artigli affilati, e scudi a energia. Si renderanno presto conto di dover vendere cara la pelle e di non essere soli… Coinvolgente B-Movie con poche pretese che vede tra i co-protagonisti una sempre più invecchiata, ma combattiva, Linda Hamilton. Nulla di nuovo sotto il cielo stellato, idee trite e ritrite, nessuna novità, ma il divertimento non manca! Siderale. Neon/Out of competition. Voto: 6 e ½

Robot cats never cry (JeongMu Lee). Gatti, esseri umani e robot, senza soluzione di continuità, per questo piccolo film realizzato in Corea del Sud con l’ausilio dell’AI. Una storia curiosa che vede gatti innestati su degli esseri umani, o su delle loro vestigia, che si rivela poi essere una storia d’amore tra due… felini. Le immagini, per una durata notevole, superiore ai dieci minuti, tengono nella loro verosimiglianza, anche se il risultato alla fine entusiasma meno di quanto aveva promesso. E vissero felini e contenti. Artificial universe shorts. Voto: 6 e ½

Says prisoner 8903 (Heewon Lee). Un condannato a morte, alla vigilia dell’esecuzione, ha un’ultima possibilità di dimostrare la propria innocenza, guardando un film sul proprio passato. Ma scopre che il film contiene molti ricordi che non gli appartengono… Cortometraggio co-prodotto tra Cina e Corea del Sud, che ruota intorno ad un colpo di scena finale, neanche chiarissimo, ma che si distingue per l’interessante ed originale uso “giudiziario” del Cinema. Meta-cinematografico. Fantastic shorts. Voto: 6 e ½

The restoration at Grayson Manor (Glenn McQuaid). Il playboy irlandese Boyd Grayson si diverte a portare uomini nella grande tenuta di famiglia per fare sesso, solo per provocare la madre ossessionata dall’eredità e ricordarle che non avrà mai i nipoti che tanto desidera. Un incidente lo lascia però senza mani, impotente e completamente dipendente dalle cure materne. Fortunatamente, la ricchezza di famiglia gli consente di essere il primo uomo nella storia a testare una tecnologia sperimentale: mani meccaniche nano-tecnologiche controllate interamente dal subconscio. Ben presto, però, i nuovi arti inizieranno a muoversi da soli… Tra “Le mani di Orlac” e Buñuel ed un pizzico del Brazil di Gilliam, un B-movie fluido, isterico e delirante che a tratti riesce anche a divertire, ma non trova mai la quadra, pur cercando di mettere in scena una discreta satira di costume. Mani..acale. Neon/Méliès competition. Voto: 6 e ½

Visitor Jindřich Polák (Jakub Skalický). Un regista che ha creato universi mai visti e che è diventato un fenomeno culturale da entrambe le parti della cortina di ferro, a est come a ovest.
Polák, regista cecoslavacco di Ikarie XB1 e della serie TV The visitors (da cui il titolo del documentario), ha immaginato mondi che trascendevano sia il comunismo che il capitalismo: più colorati del grigiore della vita sotto il comunismo, eppure più utopistici della realtà occidentale.
Questo suo ritratto, di regista meticoloso, con una mentalità da produttore e un talento creativo ingiustamente trascurato, è stato realizzato in collaborazione con il Trieste Science+Fiction Festival, con il quale il figlio Martin si è messo in contatto per rintracciare notizie di quando, nel 1963, Ikarie XB1 fu presentato e premiato, dando il via alla sua carriera cinematografica. Nostalgico. Sci-fi classix. Voto: 6 e ½

Xeno (Matthew Loren Oates). Un legame, due mondi. L’adolescente Renee e una terrificante creatura aliena instaurano un legame profondo, dopo un incontro fortuito nel deserto, che le trascina in un’avventura capace di mettere in discussione la natura stessa del bene e del male. Mentre gli agenti governativi si avvicinano, Renee deve affrontare la tristezza della madre e la violenza del suo compagno. Ma se l’alieno fosse solo in avanscoperta per una massiccia invasione dallo spazio?… Divertente B-movie, che rimanda a tanto cinema degli anni ottanta – i primi film che vengono in mente sono Navigator e Il mio nemico – anche per gli effetti speciali, in buona parte analogici, con uso di animatroni. Alcuni personaggi, come i cattivi, sono delineati con l’accetta, e i buoni sentimenti sembrano livellare tutto, a scapito di qualsiasi approfondimenteo, ma il film si lascia vedere dall’inizio alla fine e manda a casa contenti, anche se non tranquillissimi. Invasivo.  Neon/Out of competition. Voto: 6 e ½

Bulk (Ben Wheatley). Girato in segreto e descritto come “un ritorno ai lavori artigianali e caleidoscopici del regista dallo spirito libero, come In The Earth e A Field in England”, il nuovo film di Ben Wheatley è il Midnight Movie per eccellenza: un’opera di fantascienza straordinariamente inventiva, ironica e assolutamente imprevedibile. Attingendo a un vasto immaginario che va dai modellini Airfix e dalle marionette dei Thunderbirds ai concetti di Philip K. Dick e all’universo videoludico di Zelda, Bulk è un delizioso crogiolo di idee, noir cospirazionisti, teorie delle stringhe, esseri multidimensionali e un’estrosa maestria cinematografica. Un atto d’amore allo scrivere e al girare i film, un thriller fantascientifico che mette alla prova la mente dello spettatore, nella tradizione di Quatermass e di film come Alphaville e Primer. Una pellicola con un cast non indifferente (Sam Riley, Noah Taylor, Bill Nighly) destinata a dividere il pubblico tra capolavoro e cagata pazzesca e di fronte alla quale, trattandosi di qualcosa di anomalo e di estremamente diverso dalla media, verrebbe da invocare la sospensione del giudizio. Un’opera alla quale, per gli stessi motivi non possiamo che dare una salomonica sufficienza. Alieno. Neon/Méliès competition. Voto: 6

CognAItive (Tommy Savas). Kaya, hacker pregiudicata e impenitente, sta contribuendo, insieme al suo gruppo, a lanciare la rivoluzionaria Intelligenza Artificiale che dà il titolo al film. Incitati dall’esagitato CEO Ethan, che freme per il debutto, tutti si renderanno presto conto che la loro AI, non ancora completamente testata, ha una sinistra agenda. Si scatenerà così una sanguinosa lotta per la sopravvivenza… Banale B-movie a basso costo, che si nasconde dietro il dito delle modernissime tecnologie, le quali vengono prese solo come pretesto, per raccontare un qualunque thriller, che avrebbe avuto luogo anche senza tirare in ballo la tematica. La pellicola in realtà ricorda – film tra gli anni novanta e i duemila, come Il tagliaerbe o S.Y.N.A.P.S.E. – Pericolo in rete, e non è un complimento. Neon/Asteroide competition. Voto: 6

749 Ju/Bureau 749 (Lu Chuan). In un futuro prossimo, un disastro, innescato da una creatura aliena ignota, si diffonde sulla terra. Ma Shan, un giovane traumatizzato che subisce discriminazioni continue per la sua anomalia fisica, è costretto a unirsi al misterioso Bureau 749 per affrontare la crisi. Nel frattempo parte per un’avventura alla scoperta dei misteri della sua vita… Film caciarone proveniente dalla Cina, pieno zeppo di effetti digitali, tutti purtroppo stravisti e nient’affatto originali, che si trascina per oltre due ore di durata, senza approdare a nulla. Qualche colpo di scena verso la fine passa pure inosservato di fronte a cotanta confusione. Probabilmente il più brutto film di questa edizione, fortunatamente fuori concorso, anche se non escludiamo che qualche estimatore riuscirà senz’altro a trovarlo… Rutilante! Neon/Out of competition. Voto: 5

Dal nostro inviato Paolo Dallimonti.