Scheda film
Regia: Pupi Avati
Soggetto: Pupi Avati, Antonio Avati e Marco Molendini
Sceneggiatura: Pupi Avati e Tommaso Avati
Fotografia: Cesare Bastelli
Montaggio: Ivan Zuccon
Scenografie: Giuliano Pannuti
Costumi:
Beatrice Giannini
Musiche: Stefano Arnaldi
Suono: Eduardo Orsini
Italia, 2025 – Drammatico – Durata: 92′
Cast:
Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile
Uscita in sala: 30 aprile 2026
Distribuzione:
01 Distribution
Geriatria, geriatria, per piccina che tu sia…
Il presentatore televisivo Gianni Riccio (Massimo Ghini), all’apice della sua carriera, viene travolto da uno scandalo finanziario che lo vede finire in carcere. Una volta fuori, agli arresti domiciliari, dovrà cercare di ricostruirsi un futuro, tentando anche strade lontane da ogni etica. Ma il confronto col suo passato, segnato un’infanzia poco felice, che lo aveva privato troppo presto di entrambi i genitori, e con un primo amore, sacrificato in nome del successo, gli apriranno gli occhi
A distanza di un anno e mezzo dall’horror L’orto americano, il prolifico e inarrestabile Pupi Avati torna all’altro suo pezzo forte, la commedia drammatica intimista, con un film molto dolente che “recupera”, senza troppa originalità, diverse opere del suo passato, non tutte conosciutissime. Nel tepore del ballo, con l’idea di rilanciare le sorti di un umo di spettacolo con un finto matrimonio, allarga fondamentalmente il primo episodio, da lui stesso diretto, del collettivo Sposi del 1988, interpretato da Jerry Calà, non a caso presente qui in un cameo nel ruolo di se stesso; l’ambiente televisivo e dello spettacolo, con tanto di veri protagonisti, richiama La cena per farli conoscere del 2006 e Festival del 1996; le truffe e i tracolli finanziari rimandano a Il figlio più piccolo del 2010; e il tentativo di rivalsa, poi svanito, fa pensare a Regalo di Natale e al suo seguito La rivincita di Natale, rispettivamente del 1986 e del 2004.
La pellicola però si rivela una sorta di esperimento di terapia occupazionale per star italiane senescenti, fatte fuggire da qualche RSA: dallo stesso Ghini a Sebastiano Somma, da Raoul Bova a Pino Quartullo. Per non parlare delle donne, sulle quali stenderemo galantemente un velo. Anche se cinicamente almeno una di esse, nel ruolo della presentatrice televisiva detta “La Morta”, ha il suo perché, dimostrando di essersi molto divertita nella sua interpretazione, per il resto lo spettacolo tetramente geriatrico offertoci questa volta da Pupi Avati lascia alquanto perplessi.
Un Ghini attonito, più che addolorato, ci conduce come un Caronte nel suo inferno dei ricordi, che presto si trasforma anche in un inferno della visione, quella di un film fiacco, asfittico e… vecchio.
“Il racconto che vi proponiamo è incentrato sul rinnamoramento – spiega Pupi Avati – su quel misterioso sentimento che nel tramonto della propria esistenza compenetra di sé ogni individuo. Soprattutto quel genere di individuo che non vede nel sentirsi invecchiare il coincidere di quell’autostima che ha sempre cercato.”
Ma il passato e la vecchiaia, sembrano essersi ingoiati anche il talento di un grande regista, ormai alla soglia dei novant’anni.
Voto: 6
Paolo Dallimonti


