La 35ª edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina – FESCAAAL si terrà dal 20 al 29 marzo 2026 in sala a Milano e in streaming in tutta Italia su MYmovies.it.
“L’immagine iconica del festival, la zebra multicolore, quest’anno esce dalla bidimensionalità e prende corpo.” – dichiarano le direttrici artistiche Annamaria Gallone e Alessandra Speciale – “Non è un semplice esercizio formale, ma un passaggio di stato: la zebra continua a esistere trasformandosi. Diventa segno vivo, capace di rimandare a un ritorno all’autenticità, ma anche di animarsi e acquisire una presenza che dialoga con il linguaggio del cinema. È una figura che non si fissa in un simbolo: attraversa il tempo, resiste e resta vitale, come le storie e gli sguardi che il festival porta sullo schermo.”
Zebra Lives On è il claim che accompagna questa nuova edizione del Festival e ne racchiude lo spirito: un segno di continuità e trasformazione, di resistenza e vitalità, che riafferma l’identità del FESCAAAL come spazio vivo di incontro, dialogo e visione sul cinema e sulle culture di Africa, Asia e America Latina.

Un poeta/A poet (Simón Mesa Soto). Oscar Restrepo (Ubeimar Rios) è un uomo di mezza età, inquieto, sgradevole, dal non facile carattere e con trascorsi di alcolismo, che può sommariamente definirsi un fallito. Ha cattivi rapporti con la sua famiglia, che da sempre lo considera appunto un poco di buono, e relazioni quasi nulle con la figlia. Oscar è però un poeta, nel vero termine della parola: la sua sensibilità particolare gli ha fatto scrivere in passato poesie anche di valore, ma senza raggiungere il successo, cadendo nel cliché dell’artista ombroso. Ma, come disse qualcuno qui da noi, con l’Arte non si mangia. Riciclatosi come professore di letteratura, sul suo cammino incontra Yurlady (Rebeca Andrade), una quindicenne di bassa estrazione sociale, ma con quello che ad Oscar, e non solo, sembra un autentico talento poetico. Nel tentativo sincero di aiutare la ragazza, anche in una sorta di riscatto personale, finirà per rovinarsi la vita… Opera seconda del regista colombiano Simón Mesa Soto, Un poeta scava nel vero significato della creazione artistica e della sofferenza – non a caso viene citato più volte Bukowski – che dovrebbe o potrebbe contribuirvi, toccando anche la deriva dell’autodistruzione. Diviso in quattro capitoli e girato in pellicola, con una camera volutamente sporca, per conferire maggiore realismo – una “sporcizia” che permea tutta l’opera – e con attori non professionisti, il film arriva direttamente alla mente e al cuore dello spettatore. Con una sottile ironia di fondo, la pellicola si affida ai canoni della tragedia greca. E, letterario quando deve – gli snodi cruciali si svolgono in forma epistolare e alcune poesie servono a fare leva su altri personaggi – e diretto quando serve, con un linguaggio immediato e popolare, Un poeta è una lezione, d’arte e di vita, indimenticabile. Curiosità: il film si chiude con il meraviglioso brano “Corazón de poeta” di Jeanette, la cantante spagnola autrice di “Porque te vas”, inserita da Carlos Saura nel suo Cria cuervos del 1976 e ripresa da Marco Bellocchio quasi cinquant’anni dopo in una scena cruciale della sua serie TV Esterno notte. Esistenzialista. Concorso lungometraggi “Finestre sul mondo”. Voto: 9

Bam Bam (Toulope Itegboje). Le inquietudini di un adolescente nigeriano in un mondo futuribile. Babatunde è un ragazzo brillante ma introverso, il suo unico confidente è Bam Bam, un’intelligenza artificiale che lo capisce meglio di chiunque altro. Quando s’innamora della sua compagna di classe, Bam Bam lo incoraggia ad agire, ma nascono dubbi e paure che mettono man mano in discussione il loro legame… Un piccolo film nigeriano che tratta il bullismo e l’affermazione di sé come risposta ad esso da un punto di vista molto originale e convincente. Gli interpreti, bravissimi, completano l’opera. Ribelle. Passaggi. Voto: 7 e ½

Ghost school (Seemab Gul). La scuola frequentata dalla piccola Rabia non è più accessibile, poiché presumibilmente infestata da un “jinn”, uno spirito della tradizione islamica, che sembra aver posseduto uno dei suoi migliori professori. La ragazzina cercherà di capire che cosa stia realmente accadendo… Permeata di realismo magico, la pellicola, coprodotta tra Pakistan, Arabia Saudita, Germania e Regno Unito, affronta il tema della corruzione, diffusa in Pakistan, dal punto di vista di un bambino. Attraverso il suo peregrinare lungo le sfere di potere del sistema scolastico, apprenderà come l’istruzione nel suo paese sia considerata un privilegio e anche uno strumento di differenziazione e organizzazione sociale: se tutti studiassero, le dice un dirigente, chi pescherebbe o seguirebbe le coltivazioni? La fotografia satura di Zamarin Wahdat impreziosisce ogni immagine e l’interpretazione della giovanissima e dolcissima Nazualiya Arsalan ci coinvolge in questa storia, purtroppo molto realista che, già dal titolo, è tutt’un programma. Scolastico. Concorso lungometraggi “Finestre sul mondo”. Voto: 7 e ½

I fratelli Segreto (Federico Ferroni e Michele Manzolini). Pasquale, Alfonso e Gaetano: i fratelli Segreto del titolo. Tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, i tre, emigranti, dall’Italia del Cilento al Brasile, piccoli criminali e re delle notti carioca sono, soprattutto, i primi cineasti che la Storia del Brasile ricordi. Un documentario cinefilo, narrato dalla accattivante voce – nella versione italiana – dell’attore partenopeo Nello Mascia, che unisce le immagini d’epoca girate dai Segreto a immagini della vita di oggi, a confronto. Un viaggio in un mondo che non c’è più, per raccontare una pagina inedita di Storia del Cinema. Nostalgico. Concorso Extr’A. Voto: 7

Ni primera ni dama (Barbara Cupisti). In un mondo in cui tradizione e potere sono spesso sinonimi di opposizione al cambiamento, Irina Karamanos, giovane antropologa e attivista politica (attualmente ex-compagna dell’ex-presidente cileno Gabriel Boric), rompe gli schemi. Nel 2022 accetta e dismette il ruolo di First Lady (diventando appunto “ni primera ni dama”), rifiutando di essere solo una figura simbolica: scuotendo la società latino-americana, ispira le nuove generazioni. Interessante documentario di un’altra ex, l’ex scream queen del cinema horror italiano degli anni ottanta e novanta Barbara Cupisti, ormai da tempo dedita con successo al cinema d’inchiesta. La regista italiana pedina la protagonista, dando spazio anche ad alcune giovani figure della società cilena che hanno accolto la sua chiamata. Innovativo. Passaggi. Voto: 7

Dal nostro inviato Paolo Dallimonti.