Scheda film
Titolo originale: Suite française
Regia: Saul Dibb
Soggetto: basato sul romanzo di Irène Némirovsky
Sceneggiatura: Matt Charman e Saul Dibb
Fotografia: Eduard Grau
Montaggio: Chris Dickens
Scenografie: Michael Carlin
Costumi: Michael O’Connor
Musiche: Rael Jones
Suono: Pierre Mertens
G.B.,/Francia/Canada/Belgio, 2014 – Guerra/Sentimentale/Drammatico – Durata: 92′
Cast: Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Margot Robbie, Eric Gordon, Deborah Findlay, Ruth Wilson, Sam Riley
Uscita: 12 marzo 2015
Distribuzione: Videa-CDE

L’unico nazista buono è un nazista morto?

Durante i primi anni dell’occupazione della Francia da parte dell’esercito tedesco nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tra Lucile Angellier (Michelle Williams) ed il raffinato ufficiale Bruno Von Falk (Matthias Schoenaerts) scocca l’amore. Lei è fragile e, in attesa di ricevere notizie del marito al fronte, vive insieme alla dispotica suocera (Kristin Scott Thomas) nel piccolo villaggio di Bussy nel quale si riversano i parigini in fuga e subito dopo i nazisti invasori. Lui, loro ospite, è ben diverso dai militari che comanda e, come le dirà, non ha niente in comune con quelle persone, poiché l’unica persona con cui ha qualcosa in comune è lei. Ma i loro sentimenti dovranno vedersela con i sospetti degli abitanti del villaggio e, soprattutto, con la guerra…
Dal romanzo di Irène Némyrovsky, Suite francese non è molto di più di un costoso feuilleton, assai patinato, che sfrutta la bravura ed in particolare la bellezza di due divi, la Williams e Schoenaerts (nel cast anche Kristin Scott Thomas, Sam Riley e Lambert Wilson), ma che finisce per non essere di particolare interesse per lo spettatore medio.
La principale ragione d’attenzione per un’opera(zione) come questa risiede quasi esclusivamente nella sua origine letteraria e nella sua autrice, la cui storia meriterebbe un racconto a parte. La Némirovsky, di origini ebraiche, fu infatti deportata ad Auschwitz, dove morì nel 1942. I suoi quaderni vennero affidati alle figlie Denise ed Elisabeth Epstein, ma non vennero letti fino agli anni novanta, poiché creduti semplici diari. Quando, prima di donarli ad un archivio francese, li lessero, scoprirono che si trattava di “Suite francese”, una sorta di poema sinfonico in cinque parti, delle quali solo le prime due, “Tempesta in giugno” e “Dolce”, erano compiute, mentre le altre poco più che appunti. Gli scritti vennero così pubblicati nel 2004 appunto come “Suite francese”, che fu un vero e proprio caso letterario, portando alla riscoperta di una grande scrittrice troppo presto dimenticata: come ebbe a dire la figlia Denise, non una vendetta, ma una vittoria.
È ammirevole e commovente come la Némirovsky sperasse in una futura pace (uno dei titoli dei suoi appunti è “La paix?”, proprio col punto interrogativo) e riponesse fiducia nell’umanità, benché allora allo sbando – quell’umanità che invece ne decretò in qualche modo la morte – immaginando come protagonista della sua opera un ufficiale diverso, sensibile ed onesto, pur inevitabilmente piegato ad ordini superiori, ma disposto a rischiare anche per amore.
Il film di Saul Dibb (La duchessa) si ispira principalmente a “Dolce”, con solo piccoli echi di “Tempesta in giugno”, ma è lontanissimo dalle ambizioni della sua autrice, che aveva in mente una sorta di “Guerra e pace” dei suoi tempi, osando ben poco ed affidandosi spesso alla rassicurante voce narrante del testo, rivelandosi alla fine poco più di un’occasione sprecata.
Curiosità: in segno di omaggio e testimonianza, nei titoli di coda è possibile ammirare proprio quegli appunti fitti e minuti, che hanno atteso per mezzo secolo prima di poter sfuggire definitivamente all’oblio.

Voto: 6 e ½

Paolo Dallimonti