Scheda film
Regia: Alejandro González Iñárritu
Soggetto: Alejandro González Iñárritu, Sabina Berman e Jez Butterworth
Sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu, Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone e Sabina Berman
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Conor O’Neill e Stephen Mirrione
Scenografie: Dennis Gassner e Richard L. Johnson
Costumi: Jacqueline West
Musiche: Cosmo Sheldrake
USA, 2026 – Grottesco/Fantascienza – Durata: 128′
Cast: Tom Cruise, Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Sophie Wilde
Uscita in sala: 1° ottobre 2026
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
“Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi!”
Il nuovo film di Alejandro G. Iñárritu, quattro anni dopo Bardo, è irraccontabile. Non tanto per una certa complessità narrativa, cui il regista messicano ci ha da sempre abituati, ma per la tema assoluta di spoiler: motivo per cui molto probabilmente gli è stata evitata la presentazione all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
La storia, in estrema sintesi, è quella di Digger Rockwell (Tom Cruise), potentissimo magnate degli idrocarburi americano, che, in combutta col Presidente della Nazione Compson (John Goodman), deve vedersela con un problema ad un suo impianto di metano al Polo Nord – come le bolle nell’acqua nelle primissime immagini vogliono alludere – che rischia di causare devastazioni su scala mondiale…
Potremmo riassumere la pellicola, descrivendola come “Il dottor Stranamore incontra Birdman“, e forse abbiamo anche detto troppo. Anche se le suggestioni sono infinite: Il petroliere, The day after tomorrow, I figli degli uomini e chi più ne ha più ne metta.
Racconto su più livelli di narrazione, che, dopo la prima mezz’ora, si sfogliano man mano nel procedere della storia, come piccoli colpi di scena, dando via via ogni volta un significato diverso a ciò che stiamo vedendo sullo schermo. Metacinematografico (e non solo), il film è pieno di simbolismi, a partire dal nome del protagonista, “Digger”: colui che scava e, scavando, ha trovato i combustibili fossili, come fece suo nonno, ma anche colui che sta scavando la fossa al mondo intero senza rendersene conto, o forse molto ben consapevolmente.
La pellicola, politica e attualissima (e speriamo non troppo profetica) nelle tematiche che racconta, è anche un piccolo saggio sulla comunicazione e sulla “narrazione” dei fatti: su ciò che una maggioranza della gente vuole sentirsi dire. su ciò che invece non vuole sentirsi dire e, soprattutto, su COME vuole sentirselo dire. Magistrale la scena in cui il protagonista decanta al suo Responsabile per l’Ambiente Ganesh (Riz Ahmed) le virtù di un tonno pregiatissimo, convincendolo ad assaggiarlo, con sommo godimento delle sue papille gustative, per poi rivelargli di non sapere affatto l’origine di quel pesce. Anche se la sua arma segreta resta: “Quando tutto va a rotoli, colpiscili con la verità, con la dura verità! Così: Bang bang bang! Wow!”
Digger vuole anche raccontare come, anche se ripuliti e in parte migliorati, certi lignaggi restino sempre in piedi, mentre a pagare il conto sia sempre la gente comune. Le caste non smetteranno mai di esistere e saranno sempre meno sfumate. Poiché neanche una catastrofe mondiale potrà cambiare alcunché.
Partito come un film fin troppo grottesco, man mano che sfila, letteralmente, le sue maschere, mette a fuoco sempre di più il suo obiettivo, centrandolo. La tecnica narrativa e quella cinematografica si fanno poesia e strumento politico. Importantissime perciò le scenografie di Dennis Gassner e Richard L. Johnson mentre la magnifica fotografia del fido Emmanuel Lubezki passa dallo slavato, quasi asettico, a momenti molto più caldi, segnando la narrazione. Quando vedrete, capirete.
Voto: 8
Paolo Dallimonti



