Questo film sfuggente, introspettivo e profondamente coinvolgente presenta le sue scene struggenti come una sequenza di accordi irrisolti, conducendo lo spettatore in un viaggio senza meta; è, tra l’altro, una di quelle rare pellicole che vantano una splendida interpretazione di un attore non protagonista. È un film sulla musica. O meglio, su ciò che resta quando un musicista non può più suonare e si ritrova a riflettere sui terribili sacrifici compiuti per una vocazione totalizzante, capace di generare sofferenze familiari e gelosie come una sorta di sottoprodotto tossico. Un dramma che evoca le figure di Glenn Gould e di Hilary du Pré, sorella di Jacqueline. Grande Glenn Gould pianista geniale quanto esuberante e fuori da ogni schema.
Lo sceneggiatore Mark O’Halloran ha adattato il romanzo del 2013 *Intermission* di Owen Martell, incentrato sul celebre pianista jazz Bill Evans. La storia si concentra su un periodo di devastazione emotiva per Evans, un momento in cui la musica era impossibile seguito alla morte del suo caro amico e bassista Scott LaFaro, scomparso ventenne in un incidente d’auto veramente tragico evento che ha segnato profondamente il celebre artista.
Il regista è Grant Gee, autore dello splendido documentario *Innocence of Memories* dedicato a Orhan Pamuk. Il direttore della fotografia Piers McGrail ha girato il film in un bianco e nero ad alto contrasto e avvolto nel fumo, passando a colori accesi per tre sequenze in *flashforward* ambientate nel 1973, 1979 e 1980; queste mostrano altre tre morti – inclusa quella dello stesso Evans .
Anders Danielsen Lie interpreta Evans come una figura emaciata e assorta, la cui reticenza è acuita dal dolore; un uomo con gli occhiali appoggiati su un volto quasi troppo scavato per sostenerli, un fumatore che sembra sempre sul punto di svanire . È un eroinomane legato da un rapporto di codipendenza alla compagna Ellaine Schultz (Valene Kane); una dipendenza che ora rischia più che mai di distruggergli la vita. Suo fratello Harry (Barry Ward), profondamente preoccupato, si reca nel caotico appartamento newyorkese di Bill per chiedergli di trasferirsi da lui, dalla moglie e dalla figlia piccola. Tuttavia, ben presto decide che la sola presenza di Bill è pericolosa per la sua precaria salute mentale e lo manda via per una cura riposante presso i loro anziani genitori e da qui si attiva in intricato dramma familiare che colpisce nel profondo ma a volte manca un po’ di ritmo ed evocazione visiva per cui il giudizio resta positivo ma non esaltante.
Voto 6
Vito Casale



