La XX edizione del RIFF è arrivata! Dal 18 al 26 Novembre presso il Nuovo Cinema Aquila, il Cinema Troisi e la sala Apollo 11 di Roma, i migliori artisti indipendenti presenteranno i propri lavori nel festival di cinema indipendente più rinomato d’Italia. Opere prime, piccoli capolavori indie e documentari di grande impatto sociale saranno l’anima di un evento che da 20 anni ha rivoluzionato la cinematografia indipendente internazionale. Un’offerta culturale unica nel suo genere che quest’anno sarà arricchita da oltre 100 anteprime italiane e mondiali.

Venti minuti (Daniele Esposito). 16 ottobre 1943. Una coppia di attori di religione ebraica, durante il rastrellamento a Roma, viene prelevata dai soldati nazisti. Hanno venti minuti (più o meno la durata del film) per raccogliere le proprie suppellettili. Ma hanno anche un figlio e una figlia, che però non sono sulla lista dei militari… Bellissimo cortometraggio che ricorda la tragedia degli ebrei (romani) durante l’ultima guerra, una sorta di condensato de La vita è bella, solo molto più sincero, recitato nel dialetto tutto particolare del Ghetto di Roma, anche con un piglio citazionista. Un sentito omaggio, interpretato magnificamente da Annabella Calabrese e Luca Paniconi, attori che impersonano altri attori che cercano di salvare quanto a loro di più caro, in un crescendo di commovente intensità. Fino all’ultima scena, che traccia un solido ponte verso il futuro. Istrionico. Concorso cortometraggi. Voto: 9

Il Giro dell’Horror – Episodio #02: Sette note in meno [InGenereCinema.com (Luca Ruocco e Paolo Gaudio)]. Come aveva promesso Domiziano Cristopharo, ecco che il nuovo episodio del divertente format dedicato all’horror in tutte le sue forme artistiche, incontra questa volta Fabio Frizzi, autore di numerose colonne sonore che, tra gli altri, ha legato il suo nome in particolare a sua maestà Lucio Fulci e ha visto o, meglio, sentito prendersi in presto un riff persino da Quentin Tarantino in persona. Forse per l’argomento ancor più interessante e per un maggiore affiatamento tra di loro, questo secondo capitolo vede i protagonisti più scatenati che mai, in un helzapoppin’ di trovate e battute, dai buffi incubi di Ruocco ad un curioso Pantalone che li (in)segue, da un irresistibile Ivan Talarico nei panni dell’ambiguo quanto inutile Giacomo fino al rapimento dello stesso Frizzi e alle testimonianze degli amici che lo cercano e col pretesto raccontano di lui. Non vediamo l’ora di vedere il prossimo, per il quale è già stato annunciato come ospite Lamberto Bava. Horrorofilo è dire poco. Concorso documentari. Voto: 8

Little Satchmo (John Alexander). L’impatto è quello dei grandi scoop: Sharon Preston-Folta si presenta a noi come la figlia, illegittima e segreta, nientepopodimenoché di Louis “Satchmo” Armstrong. Nata da una relazione intensa, in favore della quale il grande musicista non ha mai voluto rinunciare alla propria moglie Lucille, la donna, almeno fino al liceo, pur dopo la morte di Louis, non si è mai vista mancare nulla, tranne il padre. In poco più di un’ora ci racconta della sua vita, di suo padre e sua madre, di che cosa abbia significato essere l’unica figlia di un uomo che per il mondo è in realtà morto senza prole. Non le è mancato neanche l’affetto del genitore, presente per quanto gli fosse possibile, ma ha sempre sofferto di dover sopportare questo segreto. Il documentario è interamente affidato a lei, anche produttrice, che già solo a guardarla ricorda inequivocabilmente l’immenso artista. Commovente e sentito. Scandalistico. Concorso documentari. Voto: 8

The Grand Bolero (Gabriele Fabbro). La burbera restauratrice d’organi a canne Roxanne (una splendida Lidia Vitale) viene assistita dalla giovanissima sordomuta Lucia che ha trovato rifugio nella chiesa dove lei lavora e dimora. L’irresistibile attrazione verso la ragazza sarà fatale. Thriller molto teso e, ovviamente, di poche parole, il debutto nel  lungometraggio di Gabriele Fabbro è un’intensa sinfonia sottolineata da numerosi brani classici, tra cui anche il Bolero di Ravel del titolo, riarrangiati per organo. La passione (accecata e accecante) di Roxanne si compie così, tra il profano dei boschi selvaggi e il sacro della chiesa. Indimenticabile la scena finale in cui l’organo, sontuosa macchina musicale a tutto tondo, diventa protagonista lasciando quasi sullo sfondo le drammatiche vicende cui dovrebbe fare da contorno. Lirico. Concorso lungometraggi. Voto: 8

Brother troll/Trøllabeiggi (Gudmund Helmdal). Nelle isole Faroe alla fine del XIX secolo assistiamo alle tragicomiche peripezie di tre fratelli. Appena seppellito uno di loro, i due superstiti, uno più burlone, l’altro più assennato, litigano continuamente. Quando il burlone finirà per morire senza che l’altro si sia reso conto della reale gravità della situazione, quest’ultimo si incaricherà della sua sepoltura. Ma… Quasi un mediometraggio di ambientazione western che trae ampio respiro dalle incredibili scenografie naturali delle isole, che offrono al film molti, magnifici campi lunghi in cui inserire le vicende narrate. La magia di una buffa storia si mescola senza soluzione di continuità a quella dei paesaggi in un’opera che però, pur deliziosa, avrebbe potuto osare ancora di più. Famigliare. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Censor Of Dreams (Léo Berne & Raphaël Rodriguez). Ogni notte il team del Censore cerca di moderare i drammatici incubi di Yoko… Bellissima la simpatica trovata iniziale di un centro di controllo dei sogni molto artigianale, a metà tra la postazione di  Inside out e quella dell’episodio Che cosa succede durante l’eiaculazione di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) con un pizzico di Michel Gondry. Il cortometraggio francese poi nel finale prende un’inattesa piega drammatica, invocando la spiegazione da parte della stessa protagonista, che porta all’attenzione di tutti, spettatore compreso, un tragico evento davvero difficile da superare. Inco(n)sciente. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Frimas (Marianne Farley). In un futuro molto prossimo, quasi presente, dove l’aborto è stato in larga misura vietato, Kara, decisa ad interrompere la sua gravidanza per una malformazione del feto, si rivolge ad una piccola organizzazione clandestina. Ma, per paura, non ha detto tutta la verità… Scritto e diretto da una donna, il piccolo film canadese è un thriller tesissimo che ovviamente ci fa riflettere su una conquista sociale indiscutibile almeno nella maggior parte dei paesi europei. Colpisce inoltre per la lucida freddezza con cui vengono mostrati gli accadimenti narrati. Referendario. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Home sweet home (Andrea Zuliani). Durante il lockdown dovuto al Covid-19 la giovane single Aria cerca di sopravvivere come può, finché non le viene recapitato un misterioso casco che la proietta in una realtà virtuale molto più interessante della sua attuale vita, fino a perdersi quasi in essa. Così, al momento delle riaperture, non sarà così pronta come avrebbe creduto… Cortometraggio basato in buona parte sulla simpatia e la bravura della protagonista Angela Ciaburri, Home sweet home ci fa riflettere su chi siamo e sui nostri desideri, su come le aspettative delle nostre vite non siano sempre esattamente corrispondenti a ciò che alla fine abbiamo e su come questa vita abbia bisogno di un bel po’ di coraggio per essere vissuta. Virtu(alo)so. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

I’m fine (Thanks for asking)! (Kelley Kali Chatman & Angelique Molina). Danny, parrucchiera vedova da poco, e sua figlia Wes di 8 anni, sono rimaste senza casa. Proteggendo Wes dalla verità, Danny pianta una tenda e la convince di trovarsi in un divertente viaggio in campeggio. Ha però trovato una nuova abitazione, per la cui cauzione le mancano 200 dollari. Avrà un giorno intero per procurarseli… Divertente commedia con un retrogusto amarognolo girata in California, la pellicola, scritta, diretta e interpretata da Kelley Kali, riesce a ben mescolare il dolce con l’amaro, smussando qualche spigolo per poi subito dopo mostrarne uno più aguzzo. Ottima la colonna sonora e bravi tutti gli interpreti per una storia di crescita senza età. Liberatorio. Concorso lungometraggi. Voto: 7 e ½

L’impianto umano (Andrea Sbarbaro). Nel giorno di Ferragosto alcuni abitanti di un condominio restano senza corrente per un disguido. Riusciti a rintracciare lo sfuggevole amministratore, troveranno tutti insieme un’ingegnosa soluzione per risolvere l’emergenza… Nato come saggio per lo IED e supervisionato da Silvio Soldini, il cortometraggio stupisce per le numerose invenzioni visive e di sceneggiatura che fanno venire in mente i primi brevi film del da noi misconosciuto Javier Fesser, nonché la coppia Jeunet & Caro. Valore aggiunto la presenza, nel ruolo dell’amministratore, di Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. un esercizio di stile, ma ce ne fossero così! Autarchico. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Io sono Matteo (Loris De Pasquale). Matteo è un promettente regista, ma mentre cerca di reperire i fondi per girare la sua opera prima, dovrà confrontarsi con il destino che ha in serbo diverse sorprese per lui… Il cortometraggio è quasi uno spot per promuovere la prevenzione del tumore al testicolo, il film si poggia quasi interamente sulla simpatia del protagonista Matteo Nicoletta, affiancato da Daphne Scoccia (entrambi hanno collaborato alla sceneggiatura), che ci rapisce all’interno di tragicomiche peripezie. Riflessivo, ma con humor. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Miguel’s war (Eliane Raheb). Un uomo gay di mezz’età affronta i fantasmi del suo passato ed esplora desideri nascosti, amori non corrisposti e tormentosi sensi di colpa. Un lungo ritratto diviso in capitoli, articolato sia in termini di forma che di contenuto di un personaggio interessante ed eclettico, dalle personalità numerose quanto le lingue da lui parlate. Molti stili, tecniche di animazione, tanti personaggi sono solo un tentativo di descriverlo e in qualche modo di contenerlo. Un documentario che nasce e cresce insieme a lui, grazie ad una regista brava e attentissima e ad un astuto gioco di “maschere”. Schizofrenico. Concorso documentari. Voto: 7 e ½

Neon Phantom/Fantasma Neon (Leonardo Martinelli). Avreste mai immaginato un musical sui rider!? Ci ha pensato questo regista brasiliano che per venti minuti, in un tripudio di musiche, balletti e trovate visive, racconta l’epopea di questi giovani eroi moderni. Ovviamente troppo breve nella durata, perché saremmo stati ad ascoltare e vedere per un tempo ancor più lungo, il corto diverte e fa anche riflettere. West Side Glovo. Concorso scuole di cinema. Voto: 7 e ½

Rua do Prior 41 (Lorenzo D’Amico De Carvalho). Franco Lorenzoni, all’epoca giornalista di “Lotta continua”, racconta la sua esperienza in Portogallo durante la Rivoluzione dei Garofani. I suoi racconti si alternano sullo schermo ad una rappresentazione teatrale degli eventi di quegli anni. I ricordi si mescolano alle riflessioni sulla lotta armata, che lui rifiutò, ritirandosi in campagna e fondando un centro di ricerca che ne ha fatto oggi un noto pedagogista. E alla fine, quando sale sul palco, chiamato dagli interpreti, è commozione pura. Nostalgico. Concorso documentari. Voto: 7 e ½

Talponi (Vanja Victor Kabir Tognola). La famiglia Talpone (quindi i “Talponi”), non potendosi permettere una vacanza da sogno, fanno finta di partire per poi rinchiudersi in casa a postare foto photoshoppate sui social, scatenando l’invidia e i dubbi dei vicini. Ma la situazione prenderà loro la mano… Che cosa sareste disposti a fare per un pugno di followers e like in più? Ce lo dimostra la famiglia protagonista di questo cortometraggio svizzero che, all’insegna dell’humor nero e di un ritmo serrato, imbocca una pericolosa escalation senza esclusione di colpi. Social. Concorso scuole di cinema. Voto: 7 e ½

L’ultima consegna (Alessio Ciancianaini). Una donna aspetta due pizze a domicilio per una serata che già sulla carta non si prospetta nata sotto una buona stella. Decide così di invitare a mangiare con lei la giovane rider, alla fine del turno, che, come altre volte le ha consegnato l’ordine. Al termine della cena, quando la ragazza se ne sarà andata, scopriremo il segreto che le lega… Spiazzante e imprevedibile, il corto colpisce dritto al cuore, mirando agli affetti più cari e per quello risulta vincente. Bravissimi tutti gli interpreti per una storia attualissima e ben realizzata. Relazionale. Concorso cortometraggi. Voto: 7 e ½

Zero gravity (Thomas Verrette). Dei ragazzini delle medie si trovano impegnati in una sfida di programmazione per il codice di alcune sfere da portare in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale. Attraverso le loro vicende si proietta il futuro della Terra stessa e delle giovani generazioni che si accingono a tenerne le redini. Un affascinante viaggio che dal nostro pianeta promette di espandersi verso l’infinito e oltre… Transgravitazionale. Concorso documentari. Voto: 7 e ½

A declaration of love (Marco Speroni). Curtis McCarthy, condannato ingiustamente a seguito di un processo troppo frettoloso, con una testimone bugiarda e un giudice un po’ troppo sbrigativo, è stato rinchiuso per 22 anni nel braccio della morte per essere poi dichiarato innocente. Il film, della durata di poco più di un’ora, ne raccoglie la cruda e dolorosa testimonianza. Un uomo distrutto da un sistema giudiziario imperfetto, nel quale il termine “giustizia” dopo quasi 250 anni ancora ha una definizione confusa, racconta davanti alla telecamera i suoi tanti dubbi e le sue poche certezze. Apprendiamo con dolore dalle didascalie finali come il protagonista, ormai senza fissa dimora e tossicodipendente per il disturbo post-traumatico da stress che l’ha afflitto, sia stato nuovamente arrestato per possesso di anfetamine, rimesso poi in libertà vigilata e si sia quindi dato alla macchia… Anti-giustizialista. Concorso documentari. Voto: 7

Camerieri (Adriano Giotti). Tre camerieri, di tre parti diverse d’Italia (nord, centro e sud), si ritrovano davanti alla serranda di un ristorante. Cercano il proprietario, hanno bisogno di lavoro, perché il lockdown li ha provati tutti, ma due di loro hanno un appuntamento, mentre il terzo, più attaccabrighe, no. Quando quest’ultimo deciderà di forzare la saracinesca, avranno un’amara sorpresa. Ma almeno per uno prevarrà la legge della giungla… Cortometraggio essenziale, sotto i dieci minuti, che vuole raccontare in modo molto lucido ed efficace una storia simbolica circa i tempi difficili che ancora stiamo vivendo. Ristoratore. Concorso cortometraggi. Voto: 7

Clown’s planet (Hector Carrè). Il regista mostra il mondo dei clown attivisti dai campi profughi in Palestina, attraverso una chiesa dedicata a una papera di gomma a Madrid (“la Iglesia del Paticano” di Leo Bassi) fino agli orfanotrofi in Russia, per diventare un clown egli stesso, all’interno di un gruppo guidato da Patch Adams. Il documentario ci porta a riflettere sulla fede, la magia, la risata, l’amore e il potere curativo convogliato dall’atteggiamento del clown verso la vita. “I clown potranno guarire il mondo”, è la domanda iniziale. La risposta è scontata, ma se anche fosse negativa, quel che conta, come diceva Einstein, non è la meta, bensì il viaggio! Meta-felliniano. Concorsodocumentari. Voto: 7

Dog (Mohammad Hassan Yassaee). Un sacerdote, mentre viaggia in macchina per una strada semi-deserta, viene fermato ad un posto di blocco dell’anti-droga. L’uomo, molto schizzinoso, per non far toccare la propria macchina dal cane della pattuglia, convince il comandante a non proseguire con il controllo. Ma il destino, sempre in agguato, lo vedrà dover interagire, suo malgrado, proprio con un altra bestiola a quattro zampe… Beffardo film breve dall’Iran, molto ben diretto, che stigmatizza i comportamenti umani in favore di quelli degli animali, sempre coerenti coi loro saggi istinti. Cinofilo. Concorso cortometraggi. Voto: 7

El fulgor (Martìn Farina). Mentre il Carnevale sta arrivando, assistiamo al rito della “Pulizia della Carne”, eseguito dai Gauchos che dispiegano i loro coltelli. Uomini estremamente virili che affrontano animali e che però poi si vestono con abiti succinti e coloratissimi, glitterandosi perfino. Un universo curiosissimo descritto quasi senza il ricorso alle parole, tra musiche e pochissime frasi per giunta al contrario. Un mix affascinante, che alterna il colore al biancoenero, usato nei momenti più intimi. Naturalistico. Concorso documentari. Voto: 7

From my house in da house (Giovanni La Gorga e Alessio Borgonuovo). Il racconto dei movimenti culturali che hanno animato il centro storico di Roma tra gli anni novanta e i primi anni duemila attraverso i locali che ne sono stati la culla, come il Bar del Fico e il Caffà della Pace. Il documentario trova soprattutto la lucidità di spiegare come il cuore della capitale sia stato spogliato e adibito a mero luna park commerciale per i turisti, senza più un’anima e senza più una vera identità. Numerosissime le voci del coro, da Asia Argento a Marco Giallini, passando per il compianto Claudio Coccoluto, in un caleidoscopio di volti più o meno noti. Post-Felliniano. Concorso documentari. Voto: 7

In my skin (Toni Venturi & Val Gomes). La questione razziale sembra non essere ancora stata risolta nell’attuale Brasile. Come racconta il bel documentario, diretto da un regista bianco, ma co-diretto da una regista di colore, avere la pelle più scura degli altri complica parecchio la vita nel paese del Pan de Azúcar. La questione viene posta in termini duramente politici, non senza un pizzico di ironia, raccontando le peripezie di varie persone, tra cui un medico scambiato per un ladro, una donna delle pulizie trattata da schiava, i racconti agghiaccianti di alcune transgender. Integrazionista. Concorso documentari. Voto: 7

Interfon15/Intercom15 (Andrei Epure). Diversi condomini scoprono una donna priva di sensi distesa di fronte all’isolato. Anche se vive al terzo piano, nessuno conosce il suo nome. In attesa dei soccorsi, i vicini riflettono sulla sua vita e sulla propria. Riuscita metafora sull’indifferenza che vela le nostre vite, rinchiusi in scatolette che chiamiamo case senza sapere chi viva accanto a noi. Freddo e lucido come solo i romeni sanno fare, il cortometraggio rimane iniettato sotto pelle, instillando dopo la visione dubbi e domande, senza risposte. Sottocutaneo. Concorso cortometraggi. Voto: 7

Malgrado te (Kevin Rodengen). Giusy intrattiene una relazione con Rosario, che non sembra decidersi tra lei e un’altra donna. Finché lei non deciderà veramente cosa vuole. Ben scritto, diretto ed interpretato, pur nella breve durata il film racconta che cosa significhi dividere un’altra persona con un’altra ancora, descrivendo anche con piccole e azzeccate metafore (come il fumo) la realtà. Triangolato. Concorso cortometraggi. Voto: 7

Mía and Moi/Mía y Moi (Borja De La Vega). Mía e suo fratello Moi si ritrovano nella casa di campagna di famiglia dopo la morte della madre. Un posto isolato, in mezzo al nulla. Lui è in compagnia del suo ragazzo, Biel, mentre lei verrà raggiunta da Mikel, l’ex che non riesce a mollarla. Nulla sarà più come prima per nessuno… Curiosa pellicola spagnola, scritta e diretta da una donna, che parte come una commedia, poi si inoltra nello psicodramma e quindi evolve finendo nel thriller/horror. D’impianto molto teatrale, risulta affascinante ed efficace nel descrivere le psicologie dei personaggi, alcune più semplici, altre più complesse, facendo prevalere su tutto, amore o giustizia che siano, le dinamiche e gli affetti famigliari. Allofobico. Concorso lungometraggi. Voto: 7

Reina (Ozan Mermer). Lola, il giorno prima del suo compleanno, viene accompagnata dallo zio a  lavorare presso la villa di un ricco e forse non troppo onesto uomo. Ma riuscirà a tenere alta la testa… Di produzione tedesco/messicana, il piccolo film di denuncia è anche un personale coming-of-age in un mondo in cui gli adulti se ne sbattono altamente di adolescenti e infanti. Acuto e ben diretto e interpretato, il corto è un discreto ma deciso pugno allo stomaco. Iperrealista. Concorso scuole di cinema. Voto: 7

Rutunn (Fabio Petrassi). Un uomo di mezz’età entrando in una casa che ha abitato in passato viene assalito dai ricordi. Ma in realtà qualcuno ha lavorato per lui per permetterglielo ancora una volta… Interessante cortometraggio che ha al centro i ricordi e la realtà virtuale come tramite alternativo ad essi. Cast importante, con Giorgio Colangeli e Ludovico Tersigni nel ruolo di padre e figlio. Metarealistico. Concorso cortometraggi. Voto: 7

Venus of Willendorf (Zuzanna Grajcewicz). La giovane e ambiziosa Kamila vive in un mondo distopico in cui per avere successo bisogna essere in sovrappeso. Quando indossare protesi non è più sufficiente, si iscrive ad un corso tenuto da una docente molto severa alla quale carpirà però un segreto, finendo per essere espulsa. Sarà il momento di prendere una decisione… Divertente e curioso e pieno di trovate, il piccolo film polacco indaga sul relativamente bello e sull’accettazione di sé in un mondo, qualsiasi esso sia, che ci vuole diversi da come veramente siamo. Pesato. Concorso scuole di cinema. Voto: 7

The Wildwood Diptych (Szymon Ruczyński & Katarzyna Małyszko). Il racconto di un’antica foresta e dei suoi abitanti viene scisso in un doppio esercizio di stile. Se nel primo i toni sono spielberghiani, nel secondo, decisamente più riuscito, siamo dalle parti delle animazioni realizzate da Terry Gilliam per i Monty Python, in uno scatenato caleidoscopio di suoni e colori. Concorso scuole di cinema. Voto: 7

Fiori (Kristian Xipolias). Che cosa accadrebbe al protagonista di Ladri di biciclette se vivesse nell’Italia di oggi? Appena sottratto il ciclo, indispensabile per andare a fare il rider, si scontrerebbe subito con una manifestazione di suoi pari, poi con i rifiuti dei clienti e i ritardi nelle consegne, fino ad essere preso a male parole dal legittimo proprietario della due-ruote “presa in prestito”, peraltro suo vicino di casa. Curioso e riuscito cortometraggio con un protagonista che ricorda buffamente Eddie Marsan, ingrandito sotto la lente deformante della satira e del grottesco. Girovago. Concorso cortometraggi. Voto: 7

D’incanto (Daniele Filippo Rossi). Una sorta di spot per il Teatro Donizetti di Bergamo, città simbolo della lotta al Covid-19 nel nostro paese, recentemente restaurato. Le immagini dinamiche e colorate si rincorrono sullo schermo per invitare la gente a tornare a sedersi sulle poltrone, di fronte ad un palco. Nei titoli di coda si apprezza l’enorme sforzo, anche produttivo per quello che comunque resta un veicolo promozionale. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Dorothy non deve morire (Andrea Simonetti). Il Leone, lo Spaventapasseri e l’Uomo di Latta si recano al capezzale di Dorothy, ormai anziana e molto malata, per salutarla. Ma non sono più quelli di una volta… Delicato e sottile, il cortometraggio è un personale omaggio a “Il mago di Oz” e ai suoi amati personaggi attraverso la loro rilettura contemporanea, e porta con sé la morale di doverci sempre ricordare chi siamo e soprattutto chi siamo stati. Fantasmagorico. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½ 

Fino ad esseri felici (Paolo Cipolletta). Andrea è un quarantenne, consulente del lavoro in uno studio associato, che vive un’apparente vita ordinaria con sua moglie Lucia ed il figlio undicenne Tommaso. Il loro matrimonio è agli sgoccioli, schiacciato da una routine asfissiante. Ma non tutto è come sembra. Un profondo segreto e la presenza dell’ambigua figura di Ciro, rendono palese l’esistenza di un’altra vita… Film che deve molto al suo protagonista, il sempre mastodontico Francesco Di Leva, qui in uno dei ruoli più impegnativi e sfaccettati della sua carriera. Che cosa significa essere felici? Dare sfogo alle proprie passioni, per quanto strambe e anche a discapito degli affetti più cari? Molte sono le domande, ma poche le risposte. Non tutti i personaggi sono ben scritti, alcuni appaiono perfino stonati o inutili, ma il risultato finale è accettabile. Trasformista. Concorso lungometraggi. Voto: 6 e ½

Fishman (Nicolas Spatarella & Raffaele Rossi). Un giovane rider deve consegnare un pacco su un’isola. Ma, mentre il suo smartwatch gli ricorda incessantemente che la consegna è in ritardo, viene colpito da sinistri presagi… Curioso breve film che sfocia nell’horror, ma che non ha sempre le idee ben chiare, si giova inoltre della presenza del giovane Filippo Scotti, acclamato a Venezia nel film di Paolo Sorrentino È stata la mano di Dio. Tra sogno e realtà, riesce ad impressionare, anche per alcune scelte sonore e visive, ma non convince fino in fondo. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Le monde en soi (Sandrine Stoïanov e Jean-Charles Finck). Mentre sta preparando la sua prima mostra, una giovane pittrice si impegna così tanto per le sue creazioni fino a perdere il senso della realtà, sprofondando in un caos allucinatorio. Ricoverata in una clinica, pian piano cercherà di ricostruire se stessa attraverso la pittura e il quotidiano spettacolo di uno scoiattolo esposto al vento… Interessante cortometraggio francese quasi meta-cinematografico poiché attraverso i disegni animati racconta la storia di un’artista in crisi. Poetico e romantico, con piglio surrealista riesce a farci entrare nella testa di un’anima fratturata. Meta-surrealistico. Concorso animazioni. Voto: 6 e ½

L’incontro privato (Alberto Segre). Dopo i numerosi insulti sui social ai danni di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e senatrice a vita, il principale leader della destra (molto facilmente riconoscibile…) si reca in compagnia della figlia ad un incontro con la donna. Ma i ritmi della politica sono così intensi che egli dovrà assentarsi, lasciando la figlia sola con lei… Interessante il dialogo tra la figlia del politico e Liliana bambina, vissuto da lei come un sogno. Per il resto il cortometraggio, sorta di instant-movie, non ha altri particolari colpi di testa degni di memoria. A parte la necessità stessa della Memoria. Istantaneo. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Marilena (Cristina Puccinelli). Marilena torna al paese d’origine dopo essere stata a studiare a Roma per seguire il suo ragazzo e dopo essere stata lasciata da lui. Tutti la guardano come un’aliena, nessuno la capisce, la madre la porta persino da una fattucchiera e pensa che sia meglio un esorcista. Solo lo scemo del paese, timido e di poche parole, sembra interessarsi a lei… Breve ritratto di una ribelle, senza particolari trovate, ma almeno divertente. Villico. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Notte di marzo (Gianni Aureli). La cronaca degli eventi che portarono all’attentato in Via Rasella e all’eccidio delle Fosse ardeatine secondo il punto di vista dei partigiani comunisti che organizzarono l’aggressione contro i nazisti. Cortometraggio ben costruito, facendo della povertà di mezzi una virtù, ma che non convince fino in fondo, pur raccontando una ferita ancora aperta nella città di Roma e nell’intera nazione italiana. Commemorativo. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Safe (Ian Barling). In una notte d’inverno ad Atlantic City, il gestore di un casinò ormai defunto deve fare i conti con i suoi fallimenti genitoriali quando suo figlio indisciplinato avrà bisogno di aiuto per una storia illecita… Il breve film statunitense, poggiato interamente sul memorabile Will Patton, colpisce per il beffardo finale in cui, come in una trasposizione famigliare de Una vita difficile, il protagonista decide di non ingoiare più alcun rospo. Anti-filiale. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Sotto la città – 1915 (Domenico Tiburzi). Un uomo viene svegliato nel sonno da una violenta scossa di terremoto, alla quale sopravvive, pur restando sotto le macerie. Ancora scosso, si rende conto che oltre un muro c’è un altro sopravvissuto, che però sembra essere lì da molto, troppo tempo… Riflessione sulla memoria e sui tanti sismi che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni, con la presenza importante di Lino Guanciale: “Le emozioni sono tutto ciò che abbiamo e il loro ricordo è tutto ciò che ci rimane.” Imperituro. Concorso cortometraggi. Voto: 6 e ½

Sue (Elisabetta Larosa). Il documentario racconta tre storie di riscatto di altrettante donne straniere in altrettanti luoghi di questa nazione, narrando come le loro condizioni di schiavitù, dopo essere portate in Italia con l’inganno, siano state risolte e superate grazie ad associazioni dedicate. Ritratti femminili ben a fuoco per una denuncia efficace e universale. Concorso documentari. Voto: 6 e ½

Acqua che scorre non porta veleno (Letizia Zatti). Una giovane donna si introduce di nascosto in casa dell’ex compagno, un tempo dimora di entrambi. Lì, infilatasi nella vasca da bagno, si abbandona ai ricordi… Riflessione amarognola sulle relazioni amorose, il piccolo film italiano è più lo sfogo di una donna abbandonata, ma senza particolari degni di nota. Bello il titolo, ma solo quello. Esistenzialista. Concorso cortometraggi. Voto: 6

August Sky/Céu de agosto (Jasmin Tenucci). Mentre l’Amazzonia brucia per il diciassettesimo giorno, a San Paolo un’infermiera si riscopre attratta da una chiesa neo-pentecostale… Breve film brasiliano che azzecca un paio di idee bislaccamente (e genialmente) messe insieme, ma che poi non riesce a svilupparle come avrebbe potuto. Per noi un’occasione mancata… Concorso cortometraggi. Voto: 6

Kaleydoskop – Opera unica in movimento (Stefano Viali). Cominci in maniera molto più simile alla video-arte che al cinema, il cortometraggio non brevissimo diretto da Stefano Viali, evolve poi nel videoclip, ma senza esplodere veramente, conquistando a tratti lo spettatore per poi però abbandonarlo a se stesso in un’opera indefinita e indefinibile. Effimero. Concorso cortometraggi. Voto: 6

Una nuova prospettiva (Emanuela Ponzano). Tre ragazzi in fuga verso il confine. Uno di loro si perde e sembra viaggiare nel tempo fino alla Seconda Guerra Mondiale, in cui i nazisti sembrano comportarsi non molto diversamente dai militari addetti al controllo delle frontiere. Breve film che parte da un soggetto molto potente per poi però cadere sotto il peso di un messaggio così importante, risultando retorico e anche confuso, provando pure a mescolare il colore e il biancoenero senta troppa chiarezza né convinzione. Anche la presenza di Donatella Finocchiaro e Ivan Franek in un breve ruolo poco aggiungono. Metastorico Concorso cortometraggi. Voto: 6

Uruguay (Andrea Valentina Simonella). Una ragazza, ricoverata in un ospedale psichiatrico, viene abusata da un ambiguo infermiere dai modi molto gentili. Scopriremo che la giovane si era sottoposta volontariamente alle cure solo per un disturbo d’ansia, che verrà quindi presto dimessa, ma che non ha avuto il coraggio di denunciare l’uomo. Tempo dopo si renderà conto che qualcuno l’ha fatto al posto suo… Cortometraggio coraggioso, ma non troppo, che chiude con una strana sentenza sul tempo e la necessità della verità. Sibillino. Concorso cortometraggi. Voto: 6 

Volevo essere Gassman (Cristian Scardigno). 1962. Aldo Marianecci, attore quarantenne in cerca di quel successo lungi dall’essere raggiunto, torna nella sua città natale, Cisterna di Latina. Trascorrerà il week-end con gli amici di sempre e con una giovane americana conosciuta su un set a Cinecittà, nell’attesa di una telefonata che potrebbe cambiargli la vita… Omaggio in biancoenero ad un attore realmente esistito che partecipò a numerosi film e fu diretto da numerosi registi di grido, ma che non riuscì mai a sfondare veramente. Emblematica l’ultima scena, tratta da una trasmissione televisiva accanto al suo mito Gassman e a Pippo Baudo, in cui viene mostrato tutto il suo esagerato istrionismo e che cancella inesorabilmente i pochi minuti del corto visti fin lì. Quando la realtà supera la fantasia. Concorso cortometraggi. Voto: 6

Annunciati i vincitori della XX edizione del Rome Independent Film Festival!
Miglior Lungometraggio Italiano è “La Santa Piccola” di Silvia Brunelli
Miglior Lungometraggio internazionale “Remains of a Man” di Ana Johann
Menzioni speciali a “Fino ad essere felici” di Paolo Cipolletta e a “Future is a Lonely Place” di Martin Hawie & Laura Harwarth
Premio del Pubblico al Miglior Documentario Italiano e Internazionale a “From my House in da House” di Giovanni La Gorga & Alessio Borgonuovo e a “El Fulgor” di Martín Farina
Miglior Corto Italiano è “I santi” di Giacomo Abbruzzese con una menzione speciale a “L’ultima consegna” di Alessio Ciancianaini
Miglior Corto Internazionale “Interfon15” di Andrei Epure
Il Brasile si porta a casa 3 statuette!

Dal nostro inviato Paolo Dallimonti.