23by Kornél Mundruczó
112′ ∙ English

Grande ritorno del regista ungherese Kornél Mundruczó che cerca di replicare il plauso della critica ottenuto con *Pieces of a Woman* in concorso alla Biennale di Venezia  grazie ad *At the Sea*, un film dal tono simile. Sebbene Amy Adams offra un’interpretazione ricca di sfumature come da aspettative, il suo sforzo appare in parte vanificato dal contesto narrativo farraginoso: la storia ruota attorno a un’ex ballerina alcolista, che tenta di ritrovare l’equilibrio dopo un periodo di smarrimento, il tutto concentrato nell’arco di un fine settimana particolarmente logorante. La sceneggiatrice Kata Weber a tratti fatica in cliché su infanzie infelici e fantasie di fuga in riva al mare, chiudendo le fila della storia in modo fin troppo risoluto e prevedibile.
Murray Bartlett condivide con la Adams alcuni momenti di toccante intensità emotiva, lasciando intuire la volontà di costruire una chimica specifica tra una coppia di artisti .

Il folto gruppo di personaggi secondari tende a distogliere l’attenzione: tra questi spiccano un invadente Rainn Wilson nel ruolo di un benefattore aziendale e la sua ex moglie Jenny Slate, la quale gode di un maggiore approfondimento psicologico rispetto ai figli. Un flirt con uno sconosciuto sulla spiaggia offre dettagli simbolici che Mundruczó non può fare a meno di riproporre per dare una chiusura metaforica al film nelle battute finali. Ed è proprio questo epilogo a confermare che *At the Sea* cerca a tutti i costi di ottenere una risonanza emotiva che, tuttavia, non appare pienamente riuscita. In sostanza un film che vorrebbe osare ma si ferma a metà strada.

Voto 6,5

Vito Casale